Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Del periodo che va dalla chiusura del canone biblico dell’Antico Testamento alla venuta di Gesù conosciamo poco, le notizie storiche sono scarse: le fonti bibliche arrivano fino al tempo del ritorno dall’esilio e ai primi anni di ricostruzione; la letteratura extrabiblica è scarsa e non sempre è attendibile. Dopo l’editto di Ciro del 537 a.C., menzionato nel libro delle Cronache (2 Cronache 36) e in quello di Esdra (Esdra 1), molti ebrei ritornarono da Babilonia e ricostruirono la nazione, il tempio e il culto. Tre sono i profeti di quel periodo: Aggeo, Zaccaria e Malachia.


Con la vittoria di Isso del 333 a.C. la successione dell’impero persiano passò ad Alessandro Magno, il grande condottiero macedone, che occupò anche la Palestina. Risale a questo periodo pure la costruzione del tempio samaritano sul monte Garizim, presso Sichem (ad esso si riferisce la donna samaritana dei vangeli nel colloquio con Gesù, cfr. Giovanni 4). Questo avvenimento e il rifiuto di collaborazione dei samaritani alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme segnarono la definitiva separazione tra i samaritani e i giudei, evitando così il pericolo del compromesso religioso.


Nelle lotte per la spartizione dell’impero, scoppiate in seguito all’improvvisa morte di Alessandro Magno, fu Tolomeo che nel 312 si impadronì di Gerusalemme. La Palestina restò sotto il dominio della dinastia egiziana dei Tolomei fino alla battaglia di Panion del 198 a.C., quando fu definitivamente assegnata ai Seleucidi.  Molti giudei si sottomisero facilmente ai nuovi dominatori: accolsero con simpatia Antioco III il Grande a Gerusalemme e collaborarono con i suoi soldati nella conquista della fortezza che ospitava il presidio militare egiziano. Antioco III rinnovò a Gerusalemme i privilegi accordati a suo tempo dai Persiani: i membri del consiglio degli anziani, autorizzato a governare la nazione giudaica, e tutto il personale del tempio furono esentati dalle tasse; la Toràh rimase la legge fondamentale della comunità religiosa d’Israele, che tuttavia rimaneva sotto il controllo militare straniero. Il successore di Antioco, Seleuco Filopatore, trovandosi in difficoltà finanziarie, inviò Eliodoro a confiscare il tesoro del tempio di Gerusalemme, ma il tentativo fallì.


Le cose andarono molto diversamente con Antioco IV Epifane. Il nuovo sovrano, che era stato allevato a Roma come ostaggio, nutriva un vero amore per il mondo greco, e si lasciò ispirare a un concetto di monarchia orientale, assolutistica e divinizzata. Per dare compattezza al suo vasto impero, perseguì una politica di unificazione culturale e religiosa dei popoli sottomessi, secondo un modello ellenistico. A Gerusalemme trovò alleati alcuni partiti filoellenisti, i quali avevano i suoi sostenitori nella aristocrazia sacerdotale. Uno di loro, un certo Giasone, fu nominato sommo sacerdote: fu una nomina politica anziché religiosa. In Gerusalemme fu costruito un ginnasio, dove i giovani ricevevano un’educazione culturale, filosofica e sportiva, nel pieno spirito ellenistico. Dato che gli atleti solitamente si allenavano e gareggiavano nudi, alcuni con un apposito intervento chirurgico cercarono di cancellare dal proprio corpo i segni della circoncisione, il glorioso e antico segno di appartenenza al popolo d’Israele, che Dio stesso aveva stabilito con Abramo e la sua discendenza (Genesi 17,9-14). Gli ebrei più fedeli a Dio sperimentarono quanto fosse inconciliabile l’osservanza della legge mosaica con l’ellenismo.


Nel dicembre del 168 a.C., di ritorno da una spedizione in Egitto, fallita per l'intervento degli ambasciatori romani, Antioco spogliò il tesoro del tempio di Gerusalemme. Le finanze del regno erano gravate dal pagamento delle fortissime indennità di guerra imposte ai Seleucidi dai Romani con il famoso trattato di Apamea. Il tempio di Gerusalemme fu profanato e vi fu introdotta l’idolatria dei Greci. Furono, inoltre, emanate delle leggi contro il giudaismo: fu abolita la circoncisione; furono messi al bando i testi sacri dell’Antico Testamento; fu proibita l’osservanza dei divieti alimentari; fu proibita la santificazione del sabato. Il tentativo di ellenizzare Israele non si limitava a qualche aspetto secondario, ma intaccava la fedeltà nel Dio dei padri; il Dio che si era rivelato ai patriarchi, a Mosè, ai profeti; il Dio che aveva fatto conoscere la sua Legge.


Oltre al pericolo del compromesso religioso con i samaritani, Israele dovette opporsi pure al pericolo di vedere compromessa la fede con elementi della cultura e della filosofia greca. Anche se non tutto il popolo, diversi uomini timorati di Dio reagirono con forza contro tale pericolo di ellenizzazione. Ai giudei che avevano rinnegato la fede dei padri e alle masse inclini all’apostasia, fa da contro altare il coraggio di chi si ribellò contro i pagani che cercavano di sostituire alla fede in Dio un sincretismo culturale e religioso. Alcuni si ribellarono violentemente; non sono mancati le vittime in questo periodo. Fra coloro che reagirono all’ellenizzazione della fede d’Israele va annoverata la famiglia del sacerdote Mattatia e dei suoi cinque figli: il terzo si chiamava Giuda, soprannominato “il Maccabeo”, che è il più celebre di tutti. La famiglia sarà poi chiamata “la famiglia dei Maccabei”. La rivolta dei Maccabei permise la purificazione e la restaurazione del tempio di Gerusalemme. Nel 165 a. C. fu istituita proprio da Giuda Maccabeo la festa annuale della Dedicazione, menzionata nel vangelo di Giovanni (10,22), per ricordare la purificazione del tempio dalla profanazione fatta da Antioco Epifane.

Paolo Mirabelli

29 marzo 2017

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).