Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nel 1863 fu pubblicato a Torino un libretto di quaranta pagine dal titolo: “Principi della Chiesa Romana, della Chiesa Protestante e della Chiesa Cristiana”. Lo scritto è anonimo, o meglio, non reca in copertina il nome di alcun autore, ma pare che sia  da attribuire a Teodorico Pietrocola Rossetti e al conte Piero Guicciardini. Una copia mi è stata prestata con la raccomandazione di leggerla perché avrei trovato delle “cose molto interessanti”. Ecco alcune cose che ho raccolto.


Il libretto è articolato in tre capitoli: 1) La Chiesa Romana; 2) La Chiesa Protestante; 3) La Chiesa Cristiana. I capitoli sono preceduti da una breve prefazione dedicata al lettore: “In questo volume, che noi sottomettiamo all’attenzione del lettore, sono esposti i principi della Chiesa Cristiana in Italia. Molti italiani non vogliono essere né Cattolici Romani, né Protestanti, ma Cristiani secondo le Scritture”.


Nel Primo Capitolo gli Autori riportano una lista delle “invenzioni dottrinali” della Chiesa Romana. Il paragrafo I presenta  una introduzione al Cristianesimo, dove sono esposte le “dottrine vitali dell’Evangelo insegnate e praticate dagli Apostoli e dai Discepoli”.  In merito al battesimo: si rifiuta il battesimo dei bambini a favore di quello dei credenti; si critica il cattolicesimo che “pretende di far cristiani i bambini prima ancora di aver creduto”. Il paragrafo II mostra il passaggio dalla Cena del Signore alla Messa. Gli Autori hanno fatto la scelta di “non tener dietro alla storia di tutte le eresie”, ma di mostrare lo sviluppo dal cristianesimo al cattolicesimo: “Non si conobbero ai tempi apostolici, né nei primi secoli, i Cattolici Romani, ma a poco a poco sorse l’apostasia. Il paragrafo IV mostra lo sviluppo del papato e la distinzione tra clero e laici. Il paragrafo V è una “somma degli errori del Romanesimo”: battesimo dei bambini, Messa, purgatorio, adorazione e intercessione a Maria e ai santi, preghiere per i morti, salvezza per opere, proibizione del matrimonio ai preti, cibi proibiti, tradizione accanto alla Scrittura, pretese del Papa e del clero.


Il Secondo Capitolo si può dividere in tre parti: 1) i Valdesi (i primi protestanti) e la loro storia: origini, persecuzioni, stragi e sviluppo fino al 1800; 2) la Riforma del XVI secolo; 3) le principali Chiese protestanti, quelle “non pagate dai governi”. Il Protestantesimo è considerato come se fosse un “solo corpo”, per l’intenzione di fondersi nell’Alleanza Evangelica: a tutti i protestanti sono rimproverati gli errori dottrinali commessi contro la Bibbia, come il clericalismo o l’istituzione di una liturgia. Alla fine del capitolo si parla delle “Chiese libere d’Italia”: sono quelle “non ancora imbattute negli errori degli inglesi” e tutte le Chiese Cristiane fedeli alla Parola.


Il Terzo Capitolo accenna all’opera dei Riformatori e dei Cristiani in Italia ed espone i principi della Chiesa Cristiana: “L’Italia ebbe in ogni tempo dei Riformatori della Chiesa Romana e dei Cristiani secondo l’Evangelo; i Riformatori furono quasi tutti ex preti, ex monaci e pochi uomini illustri per lettere e per natali”. Il paragrafo I riporta una lista di nomi di riformatori italiani che nei secoli hanno espresso il loro dissenso contro gli errori della Chiesa Romana e hanno tentato di riformarla. Vengono elogiati coloro che “senza protestantizzare gli italiani mostrarono una fede viva e si riunirono per leggere e meditare la Parola”. Alla fine del paragrafo IV c’è una nota che commenta una affermazione del frate Gavazzi: “Noi non intendiamo ciò che il Gavazzi voglia dire: primo, perché il NT parla della Chiesa Cristiana, non della Chiesa Evangelica (nome che viene dalle Chiese Prussiane); secondo, perché la Chiesa di Cristo non ha soltanto la parola degli evangeli, ma anche la parola delle epistole e di tutta le Scritture; terzo, perché la Parola parla delle Chiese di Cristo”. Il paragrafo V invita ad accogliere con gioia i cristiani che lasciano le denominazioni ed espone alcune “cose principali”: la Bibbia come regola di fede; la Cena del Signore ogni domenica; il sacerdozio spirituale e il ministero dei santi; il rifiuto del battesimo dei bambini; la mancanza di una forma ecclesiastica. Il paragrafo VI conclude il capitolo terzo. Parla del culto e della pratica della Chiesa. Rifiuta la divisione in clero e laici. Incoraggia l’uso dei doni di ciascun membro: “Il ministero dell’evangelista, del pastore e del dottore, non annulla il ministero collettivo e spirituale di tutta la chiesa”. Invita le chiese ad eleggere i propri anziani e diaconi. Nella conclusione si dice: “Le cose nuove in religione non sono un progresso”.

Paolo Mirabelli

20 febbraio 2017

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).