Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Meditare sulla figura del Battista ci fa scoprire sempre nuovi orizzonti spirituali e ci arricchisce nel cammino di fede e nella conoscenza di Gesù Cristo. Di Giovanni Battista si parla in tutti e quattro i vangeli. Il vangelo di Giovanni però ci presenta alcuni aspetti peculiari del Battista. Ne evidenziamo due in particolare, per poi passare a riflettere su alcune sue parole: quelle che costituiscono il titolo di questo breve articolo. Nel capitolo 1 del vangelo di Giovanni, il Battista viene presentato come il testimone esemplare del Messia Gesù. È riconosciuto come tale dai suoi discepoli, dalle folle e da Gesù stesso. Giovanni Battista è il testimone che non parla di sé e non indica se stesso, ma il Messia Gesù. Giovanni è il vero testimone di Gesù che testimonia fino in fondo, fino alla fine della vita, fino al martirio. Oltre ad essere il testimone di Gesù Cristo, nel capitolo 3 il vangelo di Giovanni ci presenta Giovanni Battista pure come l’amico dello sposo. Nell’ambiente giudaico, l’amico dello sposo era colui che preparava la giovane e la conduceva nella casa dello sposo per le nozze. Gesù è lo sposo e il Battista è l’amico che ne prepara le nozze. L’essere amico di Giovanni richiama anche le parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli: “Non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho fatto conoscere tutto ciò che ho udito dal Padre” (15,14-15).


Nel capitolo 3 del suo vangelo Giovanni riferisce di una disputa sorta tra i discepoli del Battista e un certo giudeo sulla purificazione. A quanto pare la disputa fu originata dai discepoli del Battista: in greco infatti troviamo la preposizione ek prima di discepoli. I discepoli del Battista erano gelosi che la fama di Gesù cresceva sempre di più, mentre il loro maestro pareva ormai in declino. Nella risposta di Giovanni Battista ai suoi discepoli troviamo molti elementi teologici rilevanti sui quali per ora non ci soffermiamo. Il racconto non chiarisce ciò che è davvero l’oggetto della contesa, la questione rimane oscura e confusa. Questo dà però la possibilità ai discepoli di sollevare le loro rimostranze circa la figura di Gesù, l’altro maestro che rischia di togliere il posto, la visibilità, la fama al loro. Essi rivendicano la precedenza del loro maestro: Giovanni ha iniziato a predicare e a battezzare prima di Gesù. Come può Gesù pretendere di soppiantare ora il loro maestro? Ciò che i discepoli di Giovanni non hanno capito è che Gesù e Giovanni non sono in concorrenza. Giovanni sceglie di uscire di scena perché a questo è chiamato. Egli è colui che ha dato testimonianza e ora, ancora una volta, rende a Gesù la sua ultima parola di testimone. Egli non ha uno spazio di potere da difendere. Giovanni offre un insegnamento chiaro e che va decisamente nella direzione opposta rispetto a quella dei discepoli; un insegnamento che rivela una volta ancora la vera identità di Gesù e l’identità di Giovanni stesso. Giovanni sa chi è e sa in che cosa consiste la sua missione, non ha dubbi o confusione: “Non sono io il Cristo”. Giovanni sa qual è il suo posto: “Io sono l’amico dello sposo”. Giovanni sa che “lui deve crescere; io invece diminuire”.


Gesù deve crescere, Giovanni invece deve diminuire. I due verbi greci indicano, in senso tecnico, il sorgere e il tramontare del sole, ma acquistano per l’evangelista un senso più profondo: dicono non solo che il Battista ha ormai terminato la sua missione e compiuto la volontà di Dio, ma esprimono pure il sorgere dell’alba luminosa di Gesù, il Messia atteso. Gesù è come il sole che sorge, e ogni altra stella diventa invisibile allo splendore della luce del sole. Gesù, anche se è venuto dopo il Battista, è prima di lui. il verbo “deve” o “bisogna” (greco: dei) indica una necessità divina, un preciso disegno di Dio: non si tratta di un destino, ma di una necessità teologica. Se il crescere di Gesù è opera di un preciso disegno di Dio, anche il diminuire del Battista è opera di Dio. Infatti nel testo greco il verbo è reso all’infinito passivo (“venire diminuito”), ovvero il cosiddetto “passivo divino”, per dire che il soggetto agente è Dio stesso. Diminuzione non significa però mortificazione: Giovanni Battista non finisce nel nulla, ma la sua testimonianza fiorisce ogni volta di nuovo quando si legge e ascolta il vangelo.


In questa dinamica di crescita e diminuzione possiamo pure scorgere l’itinerario della nostra vita di esseri umani: man mano che il tempo passa perdiamo le forze, la vista, la memoria. In questa stessa dinamica però troviamo espresso parimenti il nostro cammino di fede: con la conversione il mondo (inteso come peccato) deve diminuire e il cielo crescere; le opere della carne devono diminuire e il frutto dello Spirito aumentare; Gesù deve crescere e io diminuire.

Paolo Mirabelli

04 maggio 2022

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).