Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il racconto del libro della Genesi ci dice che, dopo la chiamata del Signore, Abramo con sua moglie Sarai, Lot e i suoi servi partirono per il paese di Canaan. Inizia così il cammino di Abramo. Abramo partì senza sapere dove andava, ma sapeva di andare con Dio. “Giunsero così nella terra di Canaan, e Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di More. In quel tempo i Cananei erano nel paese.” (Genesi 12,6). È un racconto denso di particolari e ricco di insegnamenti. C’è chi ne fa una lettura spirituale, chi sociologica, chi politica, chi esistenziale e psicologica, chi si sofferma sulla forma letteraria, chi sulla critica storica. A noi interessa la storia della salvezza. Ben venga tutto ciò che può arricchire la nostra comprensione del testo biblico. Lo “studio scientifico”, come viene chiamato oggi, non deve però penalizzare la lettura di fede e deve servire ad accrescere la comprensione della Bibbia, non a seminare dubbi. Inoltre, come dice Karl Barth, l’analisi storica deve cedere il passo e sottomettersi alla trascendenza assoluta della Parola di Dio, che si fa evento di incontro sempre nuovo con l’uomo: solo questa, dice Barth, è teologia e di gran lunga superiore ad ogni sapere storico-descrittivo, che pure può essere utile; la storia come tale non è rivelazione, ma lo diventa solo grazie all’evento primordiale costituito da Cristo, che dà senso al tutto. Il nostro invito è quello di non lasciarsi condizionare dai nuovi metodi di studio, bensì cercare innanzitutto nel testo e nel contesto biblico l’insegnamento evidente che il Signore vuole trasmetterci, per mezzo dello Spirito, e poi fare gli approfondimenti che si desiderano: molte sono le scienze moderne che possono essere al servizio della Parola di Dio, dall’archeologia alla storia, dalla glottologia allo studio delle lingue bibliche. Infine, quando si parla di “attualizzazione” non bisogna intendere che il testo biblico abbia bisogno di essere attualizzato, la Bibbia è sempre attuale, bensì che un certo testo della Scrittura possa essere usato per illuminare (gettare luce) una nostra situazione. Riprendiamo il titolo di questo articolo e facciamo due brevi riflessioni.


La quercia di Morè come scuola e luogo di culto. Il termine ebraico “Morè” letteralmente significa “maestro” (come il greco didaskalos e il latino magister). Morè: è così che i bambini ebrei ancora oggi a scuola chiamano il proprio insegnante, oppure al femminile morà, maestra. Probabilmente “la quercia del Maestro” prendeva questo nome o da un suo possessore (Genesi 14,13) o dal fatto che qualcuno vi svolgeva, sotto la quercia, la funzione di insegnante e di sacerdote. Le prime scuole erano anticamente dei luoghi aperti; e i cananei avevano i luoghi di culto nei boschi di querce, sotto gli alberi verdeggianti e sopra ogni alto luogo (dice la Bibbia), e Morè poteva essere uno dei loro centri di culto. Ma possiamo aggiungervi un altro dato. I nomi Sarai (principessa) e Milca (regina) di Genesi 11,29-30 indicano probabilmente che le portatrici di tali nomi erano devote a Ningal, consorte del dio-luna Sin, adorato in Ur e Haran dei Caldei. Haran, in Mesopotamia, fu celebre fino al medioevo per il tenace culto alla dea Luna. Si tratta semplicemente di una idea o tesi, non di una certezza, basata sul significato dei nomi delle due donne. Di sicuro è che la famiglia di Abramo era idolatra, “i padri servirono altri dèi”: lo afferma Giosuè 24,1-4. Questi dati, se rapportati ora con la quercia di Morè, creano un bel contrasto: nel luogo dove si adoravano le divinità pagane, Abramo fa un altare all’unico vero Dio, invoca e adora il Signore; nel luogo dove si insegnavano materie come la matematica o l’astrologia, Abramo insegna la verità su Dio.


La quercia di Morè come albero secolare. È di questi giorni la notizia dell’abete secolare tagliato in Trentino per l’albero di natale, posto accanto al presepe in Piazza San Pietro, Vaticano. Non a tutti è piaciuto questo sacrificio di un albero maestoso, posto in un contesto o paesaggio bellissimo, quasi fiabesco. Sono in molti i cattolici che sui social (in particolare Facebook) hanno condannato questo gesto; sono veramente tanti i messaggi di condanna. Anticamente gli alberi venivano adorati come sacri e mediatori del divino, oggi non più, ma questo non ci autorizza a deturpare l’ecosistema in cui viviamo. Solo qualche anno fa Papa Francesco ha pubblicato l’enciclica Laudato si’, che si rifà al cantico delle creature di Francesco d’Assisi. In essa il Papa ribadisce la “tremenda responsabilità” dell’uomo nei confronti del Creato e si ricorda che “l’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità”, “eredità comune” da amministrare e non da distruggere (Capitolo 2). Belle e sagge parole, condivisibili, ma evidentemente in Vaticano nessuno ha letto l’enciclica del Papa.

Paolo Mirabelli

25 novembre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).