Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

L’uomo di oggi osserva che esiste l’universo e poi si domanda se esiste un Dio. La Bibbia invece comincia da Dio, ci presenta Dio, e poi ci spiega come è stato creato l’universo. Nessun altro libro dell’antichità fa questo. Alla domanda “da dove proviene tutto ciò che esiste?”, la Bibbia risponde con i primi due capitoli della Genesi, definiti “l’inno alla creazione”, un racconto che inneggia all’unico Dio che tutto ha creato mediante la sua parola. Ai miti antichi, che divinizzavano il mondo e i fenomeni naturali, la Bibbia oppone la “demitizzazione”: il mondo, il cielo e l’universo intero sono creature di Dio. Ciò che esiste non dipende da un accadimento primordiale nel mondo degli dèi, fuori del tempo, ma dipende dall’azione creatrice di Dio. Al linguaggio dei miti antichi, al giardino degli dèi, il racconto della Genesi contrappone la sua teologia e la sua antropologia. Tutto accadde nel tempo e dentro la storia, di qui la sua tragicità ma anche la sua speranza. Genesi ci dice che all’origine non c’era il caos o la materia primordiale, ma l’azione creatrice di Dio.


La creazione non è soltanto narrata, ma è anche cantata, come nella liturgia dei “canti di Sion”. La bellezza e l’armonia della creazione sono come il tempio di Gerusalemme: le luci del firmamento assomigliano alle lampade del tempio, le stagioni e i tempi fissati sono come le festività levitiche, che scansionano il tempo e ci ricordano che il tempo è di Dio; l’uomo è il grande sacerdote di questa liturgia del cosmo, e il riposo del settimo giorno è l’appuntamento che l’uomo ha con l’unico Dio creatore e salvatore. La creazione è buona (è il ritornello di Genesi 1) e con il dono dell’uomo è molto buona, poiché tutto è conforme al senso e alla finalità che Dio le ha assegnato. L’uomo, e non il mondo, è chiamato ad essere l’interlocutore di Dio, perché creato a sua immagine e somiglianza. L’uomo è in rapporto con Dio, suo Padre; egli è il partner di alleanza. L’uomo è chiamato a leggere dentro la creazione, a decifrarla, inventarla, dominarla, ma non a danneggiarla. Per questo Dio parla all’uomo del suo progetto di alleanza. Dalla riposta dell’uomo a Dio dipenderà anche il futuro della creazione di tutta la terra e della storia: egli è il custode del creato, non l’usurpatore spietato; egli è capace di custodire dentro di sé il pensiero dell’eternità, non di rendere la storia un inferno.


Come dire la creazione? La Bibbia lo fa con le “dieci parole della creazione”. La frase “Dio disse” ricorre 10 volte nel racconto. Cinque sono i verbi, uno il soggetto: i verbi sono creare, fare, dire, vedere, benedire; il soggetto è sempre Dio. Creare dal nulla, ma anche separare, distinguere ogni cosa secondo la propria specie. Se Dio è il creatore di tutto, che senso hanno gli dèi? I sei giorni della creazione sono divisi in due parti di 3 giorni ciascuno: nella prima parte Dio prepara il contesto, nella seconda lo riempie. Nel primo giorno separa la luce dalle tenebre, nel quarto giorno crea sole, luna e stelle. Nel secondo giorno crea il mare, nel quinto i pesci, nel terzo la terra asciutta, nel sesto gli animali e l’uomo. I numeri 3,7 e 10 danno ordine e armonia: due gruppi di 3 giorni; i 7 giorni della creazione, 7 volte è ripetuto che tutto ciò che era creato era buono; 10 volte Dio parla e comanda; nel sesto giorno per la terza volta e per bene 3 volte è usato il verbo “creare”. Il racconto della creazione parla di 3 tipi di piante: piccole (erba), medie (cespugli), grandi (alberi). Gli animali sono di 3 tipi o categorie: animali domestici, che vivono accanto all’uomo; gli animali che l’uomo può cacciare; gli animali che non hanno alcuna relazione diretta con l’uomo. La settimana della creazione è alla base della nostra settimana, e l’uomo è il solo essere vivente che organizza il tempo secondo la settimana; gli animali vivono tutti i giorni in maniera uguale, non hanno il fine settimana o il festivo. Il racconto di Genesi 1 e 2 è quasi tutto scritto in prosa, solo pochi versetti sono scritti in poesia: quelli che parlano dell’unione sessuale tra l’uomo e la donna. La prosa rivela i pensieri, i fatti, la poesia i sentimenti. Oggi purtroppo molti fanno sesso in prosa, non in poesia: la poesia dell’amore si è persa, è stata smarrita; l’essere creati per amare è diventato fare sesso.


In sei giorni il Signore Iddio creò i cieli e la terra e tutto ciò che esiste, il settimo giorno si riposò. A queste dieci parole di Dio sulla creazione alcuni oggi antepongono le spiegazioni moderne, le teorie scientifiche, le ideologie, i miti, il dubbio, lo scetticismo. Ma la parola di Dio resiste a ogni tentativo di essere o di venire ingabbiata e ridotta a parole umane; la parola di Dio continua a sorprendere per la ricchezza di significato e la bellezza del racconto, per la semplicità e la profondità delle cose che dice. Perché mai al racconto di Dio dovremmo preferire una spiegazione umana?

Paolo Mirabelli

23 novembre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).