Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il libro della Genesi ha due racconti sulla creazione: il primo racconta come Dio crea l’universo, il secondo la creazione dell’uomo e della donna. L’autore del libro della Genesi passa dall’universale al particolare, dal secondario al principale. I due racconti formano una unità letteraria ben strutturata e articolata nell’esposizione, tanto da essere definiti “l’inno della creazione”. Genesi 1,27 dice che Dio li creò maschio e femmina; Genesi 2 racconta ciò che questa frase significa. Tutti i miti parlano di una creazione fuori dal tempo, Genesi invece parla della creazione in un tempo ben definito: il principio. La creazione dell’universo è narrata in due parole soltanto: Dio creò i cieli e la terra. Poi l’attenzione si sposta sulla terra, per concentrarsi sull’uomo, il capolavoro del creato. Lo scenario dove tutto si svolge è la terra: si passa dai cieli (attestati sempre al plurale) alla terra, alla ’adamah, poi alla pianura, per finire al gan, il giardino dell’Eden. Con la creazione tutto ha inizio, anche il tempo, e Dio è all’origine di ogni cosa. Con il racconto che Genesi fa della creazione inizia la storia dell’uomo e si entra nella storia della salvezza.


L’uomo è creato il sesto giorno, insieme agli animali, ma è chiaramente in posizioni privilegiata: l’uomo e la donna sono l’opera culminante della creazione, fatti a immagine e somiglianza di Dio. A differenza degli animali, creati tutti secondo la loro specie, in una molteplicità di specie diverse, l’uomo è unico. L’uomo e la donna sono uguali ma diversi. L’uomo è creato il sesto giorno insieme a tutti gli animali ed esseri viventi, non c’è per lui un giorno particolare di creazione, ma si afferma che egli è a immagine e somiglianza di Dio. L’uso del pronome plurale e della duplicità dei sessi, li creò maschio e femmina (1,27), esclude che il primo uomo fosse una specie di androgino (un essere bisessuato), come si racconta nel mito del Convito di Platone, in cui Aristotele parla di androgini primordiali, in seguito separati da Zeus in uomo e donna. La benedizione sull’uomo è simile nella parte iniziale a quella dei pesci e degli uccelli, poi però la diversificazione si fa determinante: solo all’uomo il Signore dà il dominio sugli animali e sulle cose create, ma non su tutto: in cielo sono il luminare maggiore (il sole) e il luminare minore a dominare; il tempo è dominato e scandito da Dio con il riposo del settimo giorno. È l’uomo che dà il nome a tutti gli animali della terra, esercitando così il suo dominio. Ma in Genesi 1 è Dio stesso che dà il nome a tutte le cose da lui create. Adamo parla come Dio, usa il linguaggio; gli animali non possono parlare. Ogni parola è in qualche modo segno della trascendenza. La parola però fiorisce, compare, nel testo biblico solo quando l’uomo vede la donna. Oggi in molte coppie manca la parola, manca il dialogo. L’uomo è il partner di Dio, chiamato a essere partecipe della creazione. L’uomo è colui che entra in dialogo con Dio, che riceve il dominio, che accoglie l’alleanza, che è chiamato ad osservare la legge e che entra nel riposo della lode e della celebrazione del Signore.


Il risultato della creazione è un mondo buono (1,4.10,12.18.21.25, molto buono (1,31). Però Dio dice che non è bene, non è buono, che l’uomo sia solo, in ebraico separato. Solo Dio è il solo. Dio crea la donna dall’uomo (per sottolinearne l’unità e la differenza), crea qualcuno che gli corrisponde viso a viso. Lo scopo di Genesi 1 è mostrare la parità dei due sessi e di entrambi la somiglianza a Dio (1,27). Lo scopo di Genesi 2 è quello di mostrare l’unità del genere umano, la perfetta parità e complementarietà dell’uomo e della donna. Dopo aver creato l’uomo, Dio lo colloca nel giardino di Eden: il verbo usato qui è lo stesso per dire che Dio colloca, fa entrare, Israele nella terra promessa. Con la donna l’uomo prende coscienza dell’io e del tu (nelle relazioni umane), del medesimo e del differente. Dio, come il padre della sposa o l’amico dello sposo, porta la donna all’uomo. Quando vede la donna, Adamo, pieno di stupore e ammirazione, non dice: “sarà chiamata Adama perché è tratta da Adamo”, questo sarebbe un ritorno al mito; Adamo piuttosto dice: “sarà chiamata ’ishshah (donna) perché tratta da ’ish (uomo)”. La differenza di sesso è rilevata dal pronome femminile zo’th (questa qui) ripetuto tre volte.


Dio forma l’uomo dalla terra e lo chiama ’adam, perché tratto dalla ’adamah (terra). Adamo chiama sua moglie hewwah (Eva), “perché è stata la madre di tutti i viventi” (3,20). Il nuovo nome dato alla donna ne indica una nuova funzione: non è più solo colei che è in relazione con l’uomo (’ish), ma è anche colei che dà vita, la madre di tutti i viventi (così è inteso dalla versione greca dei Settanta). Il termine ’adam è usato nella Genesi in un senso generale e in un senso particolare. Nel primo caso, in senso generale, il termine ’adam è usato per designare l’essere umano in generale, non l’uomo maschio (Adamo) in particolare; in tal senso tutti gli uomini sono ’adam. Nel secondo caso, nel senso particolare, ’adam indica il primo uomo creato da Dio, diventa un nome proprio. Quando il testo biblico esplicita la differenza e l’alterità, ’adam è il nome del primo uomo maschio. In altre parole, quando ’adam è soggetto o oggetto di una azione indica un singolo uomo, non l’uomo in generale. Così, ad esempio, quando si dice che ’adam conobbe Eva, non è l’umanità, ma è Adamo che ha avuto un rapporto con la moglie e ne è nato un figlio; quando ’adam risponde a Dio, che gli chiede dove sei e perché ti sei nascosto, è Adamo che parla, è il marito che accusa la moglie. Nelle genealogie riportate dalla Bibbia, Adamo è il primo nome di un elenco di nomi di persone.


Dopo avere detto continuamente che ogni cosa creata è buona, Dio, dopo aver creato l’uomo, per la prima volta dice che non è bene (buono) che l’uomo sia solo. Quando Gesù parla ai suoi apostoli, nel suo ultimo discorso, dice: “L’ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.” (Giovanni 16,32). Queste parole richiamano in qualche modo la Genesi e il racconto della creazione dell’uomo e della donna. Alla luce di Gesù, quelle antiche parole assumono un nuovo significato: ci dicono che non è bene che l’uomo sia solo, cioè senza una relazione con il Padre

Paolo Mirabelli

18 novembre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).