Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nella storia del popolo d’Israele Davide è una delle figure più importanti e più complete. Davide, il significato etimologico del nome è “l’amato”. La vita di Davide è raccontata principalmente nei due libri di Samuele e nel libro delle Cronache. L’Antico Oriente, in cui è fiorita una copiosa letteratura di corte, non ci offre nulla di simile. L’antichità greco-latina non ha fatto nulla di meglio in questo genere, anche se ci ha lasciato opere storiche molto più estese. La storiografia israelita supera tutte le altre. Israele ha nella storia di Davide un capolavoro. Ma non è tanto il solo aspetto letterario che ci interessa, quanto piuttosto la sua vita di uomo di Dio. Anche se egli è un personaggio dell’Antico Testamento, la sua vita e il suo esempio di fede, le sue lodi e preghiere, i suoi gesti e le sue azioni, continuano ad essere per noi un ammaestramento in ogni tempo. Quando, ad esempio, pensiamo al regno d’Israele, alla lotta tra Saul e Davide, non è il genere letterario che ci interessa, piuttosto è il motivo per cui Saul è il re ripudiato da Dio, mentre Davide è il re ideale. E ancora, la sua storia può esserci d’aiuto a trovare una norma di salvezza oggi. Ma la domanda che ci interessa ora è: che cosa deve fare una comunità oggi per avere salvezza? La risposta è questa: non deve chiudersi alla parola di Dio, come ha fatto Saul, ma deve ascoltare Dio che gli parla, deve mantenersi docile e umile alla parola di Dio, disponibile e ubbidiente, come ha fatto Davide.


Se seguiamo lo schema del libro di Samuele, possiamo riassumere così la vita di Davide e del suo regno. Davide è il pastorello unto re da Dio. Era figlio di un uomo di nome Iesse ed era ultimo di una famiglia numerosa, addetto alla custodia del gregge paterno. Ci viene detto che “era biondo, aveva gli occhi belli ed era di bell’aspetto” (1 Samuele 16,12). Davide era un abile suonatore di cetra, chiamato alla corte di Saul per calmare le crisi del re (causate da uno spirito cattivo e forse anche da qualche disturbo mentale) con il suono e con il canto. Davide è il vincitore di Golia, il filisteo incirconciso che offendeva Israele e l’onore di Dio. Saul prese Davide alla sua corte come comandante: venne nominato capo di un corpo dell’esercito. Alla corte di Saul, strinse una forte amicizia con uno dei suoi figli, Gionata. Davide ebbe il sostegno di Dio, combatté le battaglie del Signore, e un ritornello volava di bocca in bocca tra la gente: “Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila” (1 Samuele 18,7). E questo suscitò la gelosia di Saul, perché vide in Davide il suo competitore. Cominciò un periodo difficile della vita di Davide, che fu costretto alla fuga, all’esilio. Ben presto si unì a lui un piccolo esercito di fuoriusciti che divennero i suoi “ghibborim” (i prodi). A questo periodo appartiene il celebre episodio di Nabal, l’uomo stolto, e Abigail. Subito dopo c’è l’episodio in cui Davide risparmia la vita di Saul, che è costretto anche lui a confessare di essere uno stolto. Poco prima della morte di Saul, Davide si presentò al re filisteo Achis, si offrì come suo vassallo e ottenne per sé e per i suoi uomini la cittadina di Ziclag o Siclag. La notizia della morte di Saul lo trovò a Siclag. Dietro indicazione divina si spostò a Ebron, ove fu accolto con entusiasmo e venne unto re dalla tribù di Giuda dagli anziani. L’ultima tappa, possiamo dire la settima tappa, è quella in cui Davide diventa re di tutto Israele. Dopo sette anni di regalità in Giuda, senza avere offeso nessuna tribù d’Israele, venne acclamato unico re anche di tutte le altre tribù. Una volta re di tutto Israele, rimase ancora molto da fare. Davide assaltò e occupò di sorpresa la fortezza gebusea di Gerusalemme e costituì la città nuova capitale del regno unito, e vi trasportò l’arca del Signore. La città di Gerusalemme divenne così il centro politico e cultuale d’Israele. I primi anni del suo regno furono impegnati a sottomettere i popoli vicini: filistei, ammoniti, moabiti, amaleciti, edomiti. Gli ultimi anni della vita di Davide furono funestati da tragedie domestiche, come l’uccisione del suo figlio primogenito, e da crisi e giochi di potere della sua stessa famiglia, particolarmente dolorosa la vicenda della rivolta di suo figlio Assalonne. Alla sua morte, Salomone salì sul trono d’Israele.


Il cronista d’Israele (i libri di Samuele) ci fa conoscere le vicende del suo regno, le gesta, le glorie, ma anche i peccati e i difetti del grande re d’Israele: la presa di Gerusalemme, il trasporto dell’arca del Signore, il delitto di Davide, la morte del povero Uria, l’uccisione del suo figlio primogenito, la rivolta di Assalonne, la penosa vecchiaia e gli intrighi di corte. Eppure Davide rimane uno dei più grandi personaggi dell’Antico Testamento, una delle figure più vive e importanti. Prima di lui Mosè ha avuto così tanta gloria; Abramo non aveva ancora un popolo. Dopo di lui Elia, Geremia, Isaia e altri hanno avuto una vita giusta e santa come piace a Dio, ma Davide li eguaglia, e spesso li supera, per lo stile di vita, il genio poetico, le imprese compiute, la sua gloria. Egli è il fondatore del regno d’Israele: con lui Israele diventò un solo regno sotto un solo re; non più diviso. Il suo fu un regno di pace di Dio (shalom). Davide è anche e soprattutto l’uomo di Dio, con una fede semplice, genuina, vera e profonda. È l’uomo che aveva una fiducia incrollabile in Dio. Al gigante Golia disse: “Vengo contro di te nel nome del Signore” (1 Samuele 17,45). Per due volte risparmiò la vita di Saul, l’unto del Signore. Era un uomo coraggioso, di valore; un uomo amabile, generoso, moderato, fedele nelle amicizie. Ma soprattutto Davide è il personaggio o l’uomo dell’Antico Testamento che più richiama il futuro Messia: la nascita a Betlemme, le sue umili origini, la vittoria sul gigante Golia, l’unzione, le persecuzioni, gli oltraggi subiti con pazienza, il tradimento e l’abbandono dei suoi, la vittoria, il regno. Gesù, “il figlio di Davide”, è il Signore di Davide, come recita il Salmo 110.

Paolo Mirabelli

15 novembre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).