Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Gesù non dice mai alle donne “seguimi” o “seguitemi”, eppure le donne lo seguono e lo servono fino alla fine: le ritroviamo sotto la croce, anche quando quasi tutti i discepoli sono scappati, e alla tomba. Luca, all’inizio dell’attività pubblica, dice che con Gesù c’erano i Dodici e alcune donne che lo assistevano con i loro beni (8,1-4). Marco dice che alla crocifissione c’erano delle donne che osservavano da lontano quanto stava accadendo, quelle stesse donne “che lo seguivano e servivano quando erano ancora in Galilea” (15,40). Nel vangelo di Marco i soggetti del servire sono soltanto gli angeli, le donne e Gesù stesso (e coloro che erano con lui): infatti in Marco le uniche ricorrenze del verbo servire, diakoneo, sono in 1,13.31; 10,45; 15,41. La suocera di Pietro dopo la guarigione dalla febbre si mise a servire Gesù (colui che serve) e gli ospiti.


Nel vangelo di Marco, il primo incontro di Gesù con una donna avviene di sabato, a casa di Pietro, e la donna è proprio la suocera di Pietro (1,29-31). Pietro era sposato: questo è un fatto certo attestato dai vangeli. Non sappiamo però se Pietro avesse avuto dei figli, poiché non sono mai menzionati. Paolo stesso era a conoscenza di questo fatto: tra i diritti a cui a rinunciato per svolgere meglio il suo ministero di apostolo c’era anche quello di condurre con sé “una moglie, sorella in fede, come fanno gli altri apostoli, i fratelli del Signore e Cefa” (1 Corinzi 9,5). Tra le qualifiche richieste dal Nuovo Testamento per essere scelto come anziano di una chiesa locale c’è anche quella di essere sposato, e Pietro afferma di essere lui stesso un “anziano con loro” e come loro. (1 Pietro 5,1). In questo testo il termine anziano, presbyteros, indica un ministero, una funzione, e non l’età di una persona. Avere una moglie, essere in due, facilità molto il ministero, soprattutto quando ci si trova in situazioni e contesti dove ci sono delle donne che vivono da sole.


L’incontro tra Gesù e la suocera di Pietro avvenne di sabato, in casa di Simone (Pietro) e di Andrea. Gesù era entrato nella sinagoga di Cafarnao e aveva insegnato con autorità e guarito un uomo che era posseduto da uno spirito immondo. Tutti stupivano e la sua fama si spargeva nella contrada della Galilea: l’insegnamento fatto con autorità e la liberazione dell’indemoniato avevano suscitato stupore e interrogativi sull’identità di Gesù. Uscito dalla sinagoga, venne, con Giacomo e Giovanni, a casa di Pietro. Marco annota subito che la suocera di Pietro “era a letto con la febbre” (1,29). Non sappiamo da quale malattia fosse causata la febbre, non ci viene detto.  Furono gli uomini, i quattro chiamati alla sequela, ad informare subito Gesù della febbre della donna. Gesù le si fa vicino e la fa alzare, prendendola per mano: un gesto molto bello. “Alzare” (greco: egeiro) è uno dei verbi usati nel Nuovo Testamento per parlare della risurrezione. La febbre aveva disteso la donna sul letto (come morta), la mano di Gesù la fa alzare, la “risuscita” da quella condizione.


Appena guarita dalla febbre, la suocera di Pietro si mise a servire (diakoneo) Gesù e gli altri. Prima era stata impedita di servire: avrebbe potuto accendere la lampada, per fare luce in casa (poco dopo il vangelo parla della sera e del tramonto del sole), o preparare i pasti da consumare nella gioia del sabato. Ora che sta in piedi, la suocera di Pietro può servire gli ospiti di casa. Dell’uomo liberato nella sinagoga dallo spirito immondo non si dice nulla della sua nuova vita, della suocera di Pietro invece, liberata dalla malattia, si dice espressamente che si dedica al servizio. Liberata da Gesù, il suo servire diventa una comprensione del regno di Dio, che in Gesù si è fatto vicino (Marco 1,14-15). Ai discepoli che cercano i primi posti nel regno (cosa sempre di moda nella chiesa), Gesù dice che la grandezza nel regno di Dio si misura dal servizio, dal farsi servo di tutti, come lui stesso è venuto non per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per noi (Marco 10,42-45). Per la suocera di Pietro, la malattia era come la schiavitù egiziana, in cui il Dio liberatore non è servito nella lode. La liberazione e guarigione dalla febbre è come l’esodo o come la celebrazione del sabato, che, secondo il comandamento, ripristina l’armonia con Dio, celebra l’opera della creazione e la liberazione dalla schiavitù. Dopo una settimana di lavoro nei campi, che spezza e piega la schiena, il riposo di sabato rimetteva l’uomo in piedi.


Nel deserto delle sue tentazioni sono gli angeli che servono Gesù. Nel “primo sabato” della sua vita pubblica, secondo il vangelo di Marco, è la suocera di Pietro che serve Gesù. Durante il cammino dalla Galilea a Gerusalemme sono le donne che servono colui che è venuto per servire.

Paolo Mirabelli

19 ottobre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).