Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Incontrare Dio e farlo incontrare anche agli altri: questa è l’idea fondamentale del libro di Giona. La salvezza non è soltanto per la casa di Giacobbe, ma anche per i pagani, anche a loro viene offerto il dono di Dio: questo è il tema dominante del libro di Giona. Senza addentrarci nel ginepraio delle discussioni sollevate dagli studiosi, consideriamo Giona così come si presenta nel canone. Giona è un libro da meditare, non soltanto da studiare. Adatto non solo ai bambini della scuola domenicale, ma all’intera comunità in ascolto. Il segno di Giona è citato da Gesù nei vangeli. E la vicenda di Giona e del pesce (simbolo della resurrezione) si trova nelle catacombe. Basterebbe questo per far dire che Giona è un “libro per adulti”, per cristiani maturi, e non va certo relegato tra le “favole per bambini”. Il libro, annoverato di solito tra i profeti, è collocato oggi da alcuni studiosi tra i libri didattici. Il motivo? Diversamente dagli altri testi profetici, non presenta una raccolta di oracoli, si limita solo a uno scarno annuncio “ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”, che rimangono le sole parole del suo messaggio. Rimane il fatto che Giona è considerato un profeta e il suo libro un libro profetico. Forse allora è il concetto di “libro profetico” che bisognerebbe approfondire alla luce del dato biblico.  L’assenza di oracoli è spiegata, e felicemente compensata, dalla vita stessa del profeta che annuncia più con i fatti che con le parole, a tal punto da poter affermare che tutta la sua vicenda diventa un “oracolo di Dio”. L’insegnamento allora non va ricercato solo nelle parole, ma anche nella trama del libro, nella intera vicenda (che rivela un intento didattico).


Prima di addentrarci nel nostro brano, una parola di commento, sulla vicenda del profeta, che ci aiuti a cogliere la visione d’insieme. Giona, profeta difficile, non accetta di buon grado la chiamata di Dio, anche perché lo vuole mandare a Ninive, capitale di un grande impero, la grande nemica di Israele. Per questo fugge (comportandosi da non-profeta) una prima volta, ma poi, salvato dalla tempesta, accetta di annunciare la parola di Dio a Ninive. Il testo evidenzia la grandezza della città, che Giona percorrere a piedi. La sorpresa del profeta è grande: non è ancora arrivato a percorrerne la metà che già i cittadini di Ninive credono in Dio: ascoltano la parola di Dio proclamata da Giona e cambiano il cuore e la vita. La parola di Dio compie il mira­colo della conversione, se ascoltata. Dio mostra la sua grande misericordia verso un popolo che ascolta. I niniviti, lontani da Dio, nemici di Israele, si ravvedono alla (o per la) predicazione di Giona, e Dio li salva.


Il nostro brano propone un profeta che sperimenta sulla sua pelle il significato della conversione. Egli non vuole recarsi a Ninive ad annunciare la salvezza ai pagani: fugge da Dio e fa di testa sua, ma si ritrova solo in mezzo al mare, con l’unica possibilità di morire annegato. Dio lo salva dalla tempesta e dal ventre del grosso pesce e lo riporta al punto di partenza: per la seconda volta gli viene rivolta la parola del Signore e l’invito alla missione. Troviamo ora Giona in seconda edizione, riveduta e migliorata: “Giona 2.0” (detto in termini moderni). Di nuovo gli è rivolto l’invito del Signore che lo manda a Ninive con un preciso messaggio, un ultimatum: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. Il numero 40 (frequente nella Bibbia) indica il tempo stabilito da Dio per la conversione: un tempo opportuno e ragionevole per prendere delle decisioni; un’occasione decisiva e forse irripetibile. È il tempo di Dio ai niniviti, che di fatto accolgono l’invito al pentimento e, sebbene pagani, credono nel Dio di Giona con un’adesione plebiscitaria che interessa re e animali, due estremi per indicare tutti. Il brano prosegue poi con l’itinerario di conversione dei niniviti, in cui si sottolineano due temi teologici del libro: Dio si qualifica come il Dio della vita, colui che vuole la salvezza di tutti gli uomini, di ogni uomo che accoglie l’invito al pentimento; Dio si serve dei profeti per annunciare agli uomini la venuta del Messia e rivelare in lui il suo disegno benevolo. Finché Giona privatizza la sua vita, lontano da Dio, non solo non può essere utile alla missione, ma neppure realizza la sua persona. Aderendo al programma divino, da una parte Giona realizza se stesso, perché fa il profeta, e dall’altra diventa strumento nelle mani di Dio e voce profetica.


A questo punto del racconto sembrerebbe che il libro di Giona finisca, visto che la sua missione ha successo, con la conversione prima di se stesso e poi dei niniviti, ma non è così. E questo ci fa dire che la conversione non è un tornare indietro una volta sola, un lasciarsi convincere una volta sola; e il capitolo 4 sembra proprio che voglia dirci: la conversione è continua.

Paolo Mirabelli

02 marzo 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).