Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

L’immagine della stalla e dei vitelli (meglio del bue) evoca la natività di Gesù, ma non è questo il tema dell’articolo, che si ispira a Malachia 4,1-3, mentre la leggenda del bue e dell’asinello nella grotta che scaldano il bambino Gesù si basa impropriamente sul testo di Isaia 1,3: “Il bue conosce il suo possessore e l’asino la greppia del suo padrone”. Il profeta Malachia invece sta descrivendo la venuta del giorno del Signore, che sarà di salvezza e guarigione per i giusti e di giudizio per gli empi, di fuoco e cenere per gli uni e di luce per gli altri. Dopo un commento al brano di Malachia, che permetterà di cogliere il messaggio profetico, sempre attuale, persino in tempo di pandemia, useremo l’immagine dei vitelli fatti uscire dalla stalla per illustrare la situazione che stiamo vivendo noi oggi a causa del coronarivrus.


Il libro di Malachia si conclude con l’annuncio del giorno del Signore quale risposta al lamento di alcuni israeliti, i quali si rammaricano di fronte al fatto che non si veda alcuna differenza tra chi teme Dio e chi non lo teme, e così concludono che sia inutile servire Dio e che non ci sia alcun vantaggio nell’osservare i comandamenti del Signore. Per questo essi proclamano beati i superbi, i quali restano impuniti. Ma il Signore mostra loro il “Libro delle Memorie”, secondo cui coloro che temono Dio saranno “mia proprietà particolare nel giorno che io preparo”. La venuta del giorno del Signore sarà dunque un giorno di luce per alcuni e di tenebre e di giudizio per altri; sarà come una fornace ardente per i superbi e i malfattori: l’immagine del fuoco ardente di una fornace, che brucia la paglia e riduce in cenere radici e rami, dà l’idea del giudizio che si abbatte sui superbi e i malfattori. Tutti costoro sono in opposizione ai giusti, che osservano i comandamenti del Signore. Dei malvagi non resterà nulla, mentre per coloro che temono il nome del Signore “spunterà il sole della giustizia”, espressione che appare solo qui in tutta la Bibbia. Alle opere si contrappone una relazione: a quelli che operano il male non si contrappongono quelli che operano il bene, ma quelli che rispettano il nome del Signore. Con l’immagine del sole, alato e splendente, il profeta vuole descrivere l’intervento del Dio giusto e salvatore a favore dei suoi eletti. Il sorgere del sole è indice di un nuovo giorno e di una vita rinnovata, caratterizzata dalla gioia. L’immagine dei vitelli gioiosi fatti uscire dalla stalla per godere dei pascoli è un altro modo per dire ciò che l’intervento di Dio recherà nel giorno del Signore ai timorati del suo nome.


Dopo un anno di chiusure a causa del coronavirus siamo pronti a uscire dalle nostre stalle. È dalla scorsa primavera che ci sentiamo come “vitelli chiusi nella stalla”: prima con un lockdown totale, poi, quando durante l’estate sembrava tutto finito, ci siamo ripresi il gusto della libertà, la possibilità di uscire di casa, ma gli spostamenti erano limitati per paura del contaggio, infine siamo ripiombati nella pandemia con la seconda ondata, contrassegnata dai tre colori delle nostre regioni. A quanto pare, stando a ciò che dicono gli esperti, dopo le feste natalizie, rischiamo una terza ondata; certo è che le previsioni dicono che ne avremo per tutto il 2021, anche se a gennaio è ormai certo l’arrivo del tanto atteso vaccino. Viviamo, come i destinatari della predicazione di Malachia, ma per ragioni diverse, la tensione tra l’attesa di una svolta risolutiva e definitiva, che metta la parola fine al virus e alla pandemia, e la vita qui e ora. Siamo in attesa che passi la notte e venga l’aurora, che sorga il sole della vittoria e ci faccia uscire dai nostri nascondigli di paura.


Se potessimo avvolgere il nastro del tempo e tornare indietro a prima dell’8 marzo, ci renderemmo conto che il virus (Covid-19) è arrivato nel nostro Paese in un momento in cui tutto faceva pensare che si stesse vivendo un periodo di “pace e sicurezza”, espresssione paolina (1 Tessalonicesi 5,3), ma “una rovina improvvisa”, sono sempre parole di Paolo, è venuta addosso agli uomini. In un tempo di grande fiducia nell’uomo e nella scienza è arrivato un nemico microscopico, che ha messo in ginocchio il mondo intero e ha dimostrato quanto fragile sia l’uomo e limitate le sue possibilità. Motivi come questi ci fanno dire, senza scadere nel facile moralismo, che non possiamo riporre la nostra fede nella scienza medica e nell’uomo, ma nel Signore che viene, e che è già venuto, di cui parla la profezia di Malachia. La venuta del Signore nella nostra vita non porta soltanto liberazione dai peccati, ma salvezza di tutto l’uomo da ogni male che minaccia la vita nella gioia, quella vita esuberante che l’immagine dei vitelli usciti dalla stalla evoca e dipinge nella nostra mente.

Paolo Mirabelli

16 dicembre 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).