Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Quando parliamo di chiesa, ci riferiamo a una istituzione antica, che risale a Gesù e agli apostoli ma che è ancora presente nel nostro tempo. Che Gesù abbia voluto fondare la chiesa è cosa certa, stando al vangelo di Matteo, e non solo. Gli apostoli, che sono interpreti autorevoli delle parole di Gesù e autori ispirati dallo Spirito Santo, quando parlano della chiesa, descrivono tutti la stessa realà. Perciò non bisogna opporre i vangeli alle lettere o Paolo a Giacomo. Tutti gli autori ispirati descrivono la stessa chiesa, e lo fanno da prospettive e finalità diverse.


Poiché composta di uomini, la chiesa appare come una delle tante associazioni umane esistenti: ha un luogo dove si riunisce, possiede un indirizzo con un codice postale, usa l’energia elettrica, si serve dei mezzi di comunicazione, diffonde studi biblici e sermoni tramite i mass media. Oggi poi quasi tutte le chiese hanno un sito web e un profilo sui social. A meno che la chiesa non decida di uscire dal mondo, cosa per altro impraticabile da fare, come dice Paolo ai Corinzi (1 Corinzi 5,10), essa continua ad essere in questo mondo, ma non è del mondo. La chiesa deve mantenere la sua estraneità dal mondo inteso come mondano, per questo si dice: nel mondo ma non del mondo. La chiesa deve prendere le distanze da quelle forme di potere e da una mentalità peccaminosa di questo mondo. La tentazione, che costituisce il tallone di Achille per la chiesa, è credere che le strutture e la logica di questo mondo possano funzionare meglio e più dell’Evangelo e della sapienza di Dio. Oggi si assiste a un cambiamento di paradigma, non certo positivo, che molti attenti osservatori del nostro tempo riassumono in uno slogan: “La chiesa non è più né etica né profetica, ma mediatica”. Che cosa significa? E che male c’è nell’essere una chiesa mediatica?


Quando è nata la tipografia nel 1500, la Bibbia è stato il primo libro stampato “a caratteri mobili” da Gutenber. Già nel 1516 Erasmo da Rotterdam aveva pubblicato il Nuovo Testamento greco. E questo è senz’altro un aspetto molto positivo, che testimonia un corretto uso della tecnica da parte della chiesa. Fino ad allora, tutti i testi antichi erano copiati a mano, con grande dispendio di energie. La chiesa capì subito il potenziale che la stampa offriva in quel tempo e se ne servì. La Riforma Protestante ne fece largo uso, pubblicando sermoni e scritti dei riformatori. Con l’avvento della televisione e della radio, in tutto il mondo sono nati programmi a carattere religioso. Dal dopoguerra in poi, sono gli anni della TV pedagogizzante a carattere popolare, nei palinsesti televisivi italiani trovano spazio trasmissioni come “La posta di Padre Mariano” o “Chi è Gesù?”. In Italia, dove la televisione ha sempre subito una forte egemonia cattolica, da anni ormai si assiste “alla santa messa” in diretta TV. Negli USA hanno avuto grande successo i telepredicatori; oggi di meno, a causa degli scandali. Il fenomeno è arrivato anche in Italia, con decine di programmi radio e televisivi gestiti da evangelici. La “Parola di Dio è arrivata nelle case ed è giunta alle orecchie di tante persone che non metterebbero mai piede in una chiesa”: questo è vero, ma va pure rilevato come alcuni ne hanno approfittato per chiedere soldi e come non sempre chi predica, annuncia il Vangelo. Da quando è nato il web, le chiese e i credenti di ogni confessione spopolano sui social. Nel processo di coscientizzazione che ha portato le chiese a fare largo uso dei mass media, due fattori sono stati determinanti: la presa di coscienza dell’importanza che questi hanno per la nostra società; il successo di alcuni personaggi, Giovanni Paolo II è stato un grande comunicatore di massa e Francesco sa bene come usare la sua immagine.


Quando la chiesa si serve dei mezzi di comunicazione per comunicare il “mesaggio cristiano”, non solo ne ha facoltà, ma in un certo senso è tenuta a servirsi di ogni mezzo per annunciare “il vangelo sui tetti”. Tuttavia, sempre più l’espressone “chiesa mediatica” sta assumendo una connotazione negativa. Una chiesa mediatica, stando al significato del vocabolo “mediatico”, è una chiesa che ha la tendenza a “trasformare notizie, persone ed eventi in uno spettacolo”. Una chiesa mediatica non presta più attenzione agli insegnamenti e alle forme della Bibbia, ma si preoccupa di seguire i modelli della comunicazione di massa. E i modelli di questo mondo, attenti alla forma più che alla sostanza, all’immagine e all’audience più che alla qualità, non coincidono con i modelli di Dio per la salvezza dell’uomo. Gesù vuole che il discepolo non faccia l’elemosina per essere osservato dagli uomini, non digiuni per essere visto, non preghi per apparire uomo di preghiera.

Paolo Mirabelli

19 novembre 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).