Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel campo, o al lievito che una donna mescola in tre misure di farina. Il regno dei cieli è come un seme gettato in terra che incontra le resistenze dei terreni, o al grano ed erbacce che crescono insieme. Il regno dei cieli è simile all’improvvisa scoperta di un tesoro in un campo, o alla ricerca accurata di una perla. Il regno dei cieli è simile al faticoso tirare a riva una rete piena di pesci. Il regno dei cieli è simile alla disperazione di quei servi che non possono pagare un debito tanto grande. Il regno dei cieli è simile all’ansiosa attesa di braccianti a giornata all’ingresso di un villaggio. Il regno dei cieli è simile a un pastore che, nei burroni e tra i cespugli, ricerca affannosamente una pecora smarrita. Il regno dei cieli è simile a un servo spietato che non prova alcuna compassione per chi lo supplica. Il regno dei cieli è simile a un figlio che dice “no” a suo padre, ma poi si pente. Il regno dei cieli è come quelle ragazze che attendono lo sposo per far festa, nella sala delle nozze.


Quante volte Gesù ha visto un seminatore alzarsi la mattina presto e recarsi nei campi a seminare. Quante volte ha visto una donna prendere farina e acqua e impastare il pane in tre misure. Quante volte, passando per i campi, ha notato la zizzania in mezzo al grano. Quante volte, all’ingresso di una città o di un villaggio, ha visto un uomo correre e gridare per la gioia di aver trovato un tesoro nei campi. Quante volte, nei mercati, ha notato qualcuno in cerca di perle di grande valore, perché non si accontenta di una qualunque. Quante volte, seduto su una barca in riva al mare, ha osservato i pescatori tirare su la rete piena di pesce e riporre il buono nei vasi, gettando via il cattivo. Quante volte, dietro l’angolo di una casa o fuori di una stalla, ha visto padri di famiglia disperati perché non sanno come pagare i loro debiti e non sanno come procurarsi pane per i loro figli. Quante volte, la mattina presto e nelle diverse ore del giorno, ha visto braccianti disoccupati che aspettano l’arrivo di qualcuno che li prenda a giornata. Quante volte ha visto in faccia qualcuno che non sa che cosa sia la misericordia. Quante volte ha ascoltato un figlio dire “no” a suo padre, ma poi ricredersi. Quante volte Gesù ha partecipato alle nozze per gioire assieme agli sposi e alle famiglie.


Un uomo prende un piccolo seme e lo getta nel suo campo. Una donna prende un poco di lievito e impasta tanta farina, in tre misure, per fare il pane. Sono gesti quotidiani che si ripetono da secoli, fatti da uomini e donne; gesti che nel mondo della Bibbia sono dettati dalla necessità. Gesti ormai distanti da una società meccanizzata come la nostra.  Gesù passa, osserva quei gesti e li assume come parabole per illustrare l’accadere del regno di Dio. Sono due immagini: quella del seme, che cresce fino a diventare grano, e quella del lievito, che mescolato con la farina fa il pane che sazia la fame. Sono due immagini che parlano della vita quotidiana, di attività essenziali alla vita dell’uomo. Secondo Gesù, in queste due immagini del seme e del lievito, di un uomo e di una donna, si può cogliere l’agire di Dio che fa crescere e lievitare il suo regno. Agli occhi di Gesù, quei gesti, seriali e ripetuti, diventano azioni uniche per illustrare e raccontare come il regno di Dio si manifesta in mezzo agli uomini. Guardandoli attentamente si può comprendere meglio la natura del regno dei cieli, di cui Gesù ne annuncia la venuta e la vicinanza, e la presenza nella sua persona.


Quei gesti e quelle immagini parlano della vita quotidiana, delle attività essenziali che vede un uomo e una donna impegnati a sostenere e curare la vita. Quei gesti, che diventano parabole per descrivere e illustrare l’accadere della signoria di Dio nella storia, sono espressioni della vita. E questo ci insegna a guardare con attenzione e rinnovato stupore la vita. Nella bellezza della nostra vita, nella quotidianità di certi gesti si riscontra la signoria di Dio e la sua vicinanza in mezzo a noi. Strappare quei gesti quotidiani e farli diventare racconto del mistero di Dio, farli diventare parabole del regno dei cieli, che viene e che è già presente nella storia e in mezzo agli uomini nella persona di Gesù, significa che Dio non è estraneo alla nostra quotidianità, non è lontano dai fatti della vita che accadano nel nostro tempo. Certo, c’è una dimensione di nascondimento in quel seme seminato nella terra e in quel lievito mescolato nella farina. Ma questo non deve essere motivo per dubitare o per indurci a chiederci se Dio ci sia veramente nel nostro quotidiano, segnato oggi fortemente dalla pandemia che sembra non finire. In quei gesti, diventati parabole, Gesù ci mostra la sua vicinanza nella nostra vita e ci invita a percepire la vita stessa come uno dei miracoli più belli.

Paolo Mirabelli

01 novembre 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).