Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il capitolo 5 del vangelo di Marco inizia con Gesù e i suoi discepoli che si recano nella regione o paese dei Geraseni (5,1), sulla sponda orientale del Mar di Galilea. È in questa terra semi-pagana che Gesù libera un uomo indemoniato che vive nei sepolcri. Dopo il miracolo, gli abitanti del luogo pregano Gesù “che se ne andasse dai loro confini” (5,17), preoccupati per la loro economia legata all’allevamento dei maiali, animale considerato impuro in Israele. Lasciata la regione dei Geraseni, Gesù e i suoi discepoli tornano “di nuovo all’altra riva” (5,21), ovvero sulla sponda occidentale del Mare di Galilea, verso Capernaum. È qui che avviene la guarigione della donna malata dal flusso di sangue e la risurrezione della figlia di Giairo.


Domenica 8 marzo 2020 è stata l’ultima domenica che ci siamo potuti riunire insieme, perché poi con il look down siamo stati costretti a stare nelle nostre case per circa due mesi. Abbiamo ripreso i nostri incontri comunitari la prima domenica di giugno, dopo la sanificazione. Durante tutto questo periodo ci siamo ritrovati su zoom per i culti e l’ascolto della Parola di Dio. Marco 5,1-20 è stato il primo testo della prima meditazione durante il look down (domenica 15 marzo) e Marco 5,21-43 è stato il testo della prima meditazione dopo la riapertura (domenica 7 giugno). Prima del look down eravamo su una sponda del mare, dopo su un’altra sponda, e questo dato geografico è diventato per noi una metafora del periodo di pandemia per il Covid-19.


Mentre nella narrazione evangelica siamo passati da una riva all’altra, e sappiamo dove siamo, per quanto riguarda la pandemia è difficile dire cosa sta succedendo in Italia e nel mondo e verso dove stiamo andando: siamo ancora come in mare aperto e l’altra riva non si intravede ancora, siamo navi in gran tempesta. La società umana ha scoperto con il coronavirus di essere più debole di quanto pensasse, e non soltanto biologicamente: è debole l’economia, è debole la produzione, è debole la comunicazione, sono deboli la scienza e la tecnica, è debole la politica; sono deboli gli ospedali e le strutture di accoglienza dei malati; è debole la medicina, anche se ha fatto tanto in questo tempo, abbiamo scoperto che non c’è sempre una medicina per tutto. E non è cosa piacevole sentirsi deboli. Percepire la limitatezza delle forze e l’impossibilità di controllare la realtà può portare all’incapacità interpretativa di quanto sta accadendo e alla rinuncia di cercare soluzioni adeguate per il bene di tutti. In situazioni del genere si affaccia sempre il dilemma: ritornare alle sicurezze di prima o rischiare il nuovo? Ma di cosa è fatto il passato e cosa nasconde il nuovo? Per i cristiani, più che questione di equilibrio tra il guardare avanti e il tornare indietro, è questione di fede. La fede si nutre di memoria e apre alla speranza. La fede nasce dall’ascolto della Parola: avere fede significa fidarsi Dio e costruire la vita sul vero fondamento. La fede non ha paura di affrontare e di costruire il nuovo, perché lo fa appoggiandosi su Dio, che ha già operato nella storia. Il non ancora si fonda sul già; d’altra parte, il già apre al non ancora. La fede ci fa abitare con fiducia il nostro tempo; ci dona uno sguardo che sa vedere in profondità; ci apre al discernimento evangelico.


Nel racconto di Marco siamo giunti all’altra riva, dopo la lunga traversata, ma che cosa troviamo? Ad aspettarci c’è la malattia e la morte, dopo la possessione dell’uomo di Gerasa. Questo racconto ci pone davanti alla vita con tutta la sua drammaticità; la nostra vita tanto amata è minacciata da malattie e morte. Queste realtà dolorose toccano tutti: i ricchi e potenti, come Giairo, e quelli che non contano nulla per la società, come la donna malata e senza nome, impura per la perdita di sangue. Sia il padre sia la donna si avvicinano a Gesù con la loro angoscia. Il padre per la figlia che non può accedere all’età adulta (dodici anni), perché minacciata dalla malattia mortale, e la donna che vede la sua vita (il sangue) scorrere via dal suo corpo da dodici anni. Alla donna Gesù dona guarigione e salvezza; al padre risuscita la figlia. La bambina, contro ogni disperazione, si alza, obbedendo alla chiamata del Signore.  Il racconto evangelico ci insegna che anche quando saremo passati “all’altra riva” della pandemia, il mondo che troveremo non sarà un mondo nuovo (non ancora), ma un mondo fatto di possessione, malattie e morte. È il vecchio mondo che conosciamo bene. E allora non si può pensare di ricominciare “mandando via Gesù dai nostri confini”. È vero, la tempesta non è ancora finita e non siamo ancora all’altra riva, tuttavia noi guardiamo con fiducia alla vita e al futuro, perché viviamo della parala di Gesù: “Non temere, solo abbi fede!” (5,36).

Paolo Mirabelli

24 giugno 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).