Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Due parabole di Gesù riportate soltanto dal vangelo di Luca: una molto nota, l’altra meno nota; la prima è quella del padre che ha due figli, meglio conosciuta come la parabola del figlio prodigo (15,11-32), la seconda è quella dell’amministratore infedele (16,1-9). Due parabole conosciute più per la loro caratterizzazione negativa che non per quella positiva: il figlio prodigo (si dice di uno che è sprecone, di uno che scialacqua e dissipa i beni ricevuti), l’amministratore infedele (questo vocabolo non ha bisogno di sinonimi o di commenti per essere compreso). Una accanto all’altra; l’una di seguito all’altra. E questa prossimità di redazione crea pure una prossimità di contesto in cui l’una può gettare luce sull’altra, l’una può servire a comprendere l’altra. Ciò che nella parabola del figlio prodigo è sorprendente, diciamo pure scandaloso, è il modo come il padre accoglie a braccia aperte il figlio che torna a casa dopo avere dissipato tutti i suoi beni. Non c’è una parola di giudizio e di condanna da parte del padre. Addirittura il padre lo fa rivestire con la veste migliore dai suoi servi, gli fa mettere l’anello al dito, i sandali nuovi ai piedi, gli fa festa con tutta la sua casa, Nelle parole del fratello maggiore, irritato e geloso per così tanta accoglienza, troviamo degli indizi in più sullo stile di vita condotto dal ragazzo nel paese del peccato: “Questo tuo figlio ha dilapidato i tuoi beni con le meretrici” (15,30). Possiamo immaginare le giornate trascorse dal ragazzo nel paese del peccato: donne, alcool, amici, notti insonni a godere i piaceri della carne. Come può un padre accogliere con tanto affetto e amore un figlio che ha sperperato tutti i suoi beni, lontano da casa, vivendo dissolutamente? Ciò che nella parabola dell’amministratore infedele è sconvolgente, e anche qui scandaloso, è la lode che il padrone fa al suo fattore infedele. Come si può lodare un amministratore che dopo aver sperperato i beni del suo padrone, rimedia alla propria indolenza e vergogna con la disonestà, ancora a danno del suo padrone? Non si capisce nemmeno perché dopo averlo licenziato, lo lascia ancora sul posto di lavoro, e non lo manda invece via. Onde evitare equivoci, va detto che il padrone non loda l’amministratore per la sua disonestà e infedeltà, ma per la sua avvedutezza (16,8). Qual è la buona notizia contenuta in queste due parabola?


Ogni pagina del vangelo è come un tesoro custodito in uno scrigno, che il lettore, con lo studio e la guida dello Spirito Santo, può aprire con più o meno facilità, e trovarsi di fronte al tesoro nascosto. Ma vi sono alcune pagine dei vangeli, come quelle oggetto della meditazione, davanti alle quali ci si sente particolarmente piccoli e inadeguati. Vi sono pagine dei vangeli che ci chiedono di spogliarci di ogni pregiudizio e interpretazione preconfezionata, ci chiedono di sospendere il nostro giudizio e interpretazione, anche quando tutto sembra facile da interpretare, per lasciarci guidare dalla Bibbia per le vie di Dio. Le vie di Dio non sono le nostre vie e i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, come ci ricorda il profeta. I suoi occhi sanno vedere ciò che i nostri occhi spesso non vedono. Dio vede e cerca il bene anche nelle situazioni che noi facilmente condanniamo.


Come si può accogliere un figlio che ha sperperato tutto nel paese del peccato? Come si può lodare un amministratore doppiamente disonesto, prima e dopo, nei confronti del suo padrone?  È difficile dirlo con certezza dogmatica, magari per apparire esperti della materia ed esegeti di lungo corso. È sempre meglio rimandare il lettore al testo evangelico che alle proprie interpretazioni umane. E il motivo della nostra inadeguatezza nasce dal fatto che sia il padre dei due figli (la prima parabola) sia il padrone del fattore infedele (la seconda parabola) sono immagini di Dio: chi può parlare con sufficienza di Dio? Tuttavia, c’è uno stesso vocabolo in entrambe le parabole che può aiutarci a cogliere il messaggio. Sia in Luca 15,13 che Luca 16,1è usato il verbo diaskorpizo, che significa disperdere, sperperare, dissipare. Sia il figlio che l’amministratore sono persone che sperperano le ricchezze del padre e del padrone. Vi è allora un atteggiamento inconsulto nel padre che lascia partire il figlio più giovane con la sua parte di eredità, consapevole dello sperpero che farà (15,13). Ugualmente è inconcepibile il padrone di casa che loda il servo che, dopo aver sperperato i suoi beni mentre è nell’esercizio delle sue funzioni, gliene sottrae altri con astuzia (16,1). Ma forse è proprio questo il messaggio da cogliere nel vangelo: al padre, più che dei propri beni, importa la vita del figlio; così pure al padrone, più che dei propri beni, importa la vita di quell’amministratore. Per Dio, raffigurato dal padre e dal padrone, la vera ricchezza sono gli uomini da amare e salvare.

Paolo Mirabelli

10 giugno 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).