Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

In questa nuova fase, in cui si tenta di ricostruire la nuova normalità, molti si ritrovano senza lavoro. La crisi economica si farà sentire pesantemente quest’anno. Così dicono gli esperti. Dopo i medici, che in questi mesi hanno avuto tanto da dire sulla pandemia, tocca ora ai politici indicare le possibili soluzioni su come affrontare la crisi. Non sarà facile. In quest’articolo non ci occupiamo di politica o di economia, ma di Bibbia, per cercare risposta a una domanda che in molti pongono. Nei tempi difficili di grave crisi economica, che cosa può dirci la Bibbia, cosa può insegnarci di buono? Ha senso affrontare le difficoltà partendo dalla Bibbia? Tornare alla Bibbia non significa leggere una storia antica e conoscere un passato che non torna, piuttosto vuol dire illuminare il nostro presente, cercare soluzioni in ogni situazione della vita, fidandoci di Dio. Dove se non nella Bibbia possiamo trovare conforto e insegnamenti nei problemi quotidiani? Consideriamo due raccontati dell’Antico Testamento: l’esodo d’Israele e la storia di Elia e della vedova di Sarepta.


Nel libro dell’Esodo è raccontata la liberazione dei figli d’Israele dall’Egitto e il cammino verso la terra promessa. Un mese dopo la liberazione, il quindicesimo giorno, il popolo si trova nel deserto di Sin, come riferisce Esodo capitolo 16. Ed è nel deserto di Sin, poco distante da Elim, luogo di palme e di sorgenti d’acqua, che il popolo ha fame. Nonostante le promesse di Dio e la sua cura e presenza, notte e giorno, il popolo sente Dio lontano, lo percepisce come assente nella quotidianità. E così la crisi di pane sfocia in una crisi di fede. Le crisi dovute a necessità quotidiane e sofferenze fisiche possono determinare crisi di fede. L’uomo non vive soltanto di pane, ma non può vivere senza pane; non vive soltanto di acqua, ma non può vivere senza acqua. Il popolo di Dio non deve mormorare per la mancanza di pane e di acqua: deve chiedere senza lamentarsi, e avere fiducia in Dio che provvederà il necessario, giorno dopo giorno. Nel Padre nostro Gesù ci insegna a chiedere il “pane quotidiano”. Il Signore provvede il pane, la manna e l’acqua al popolo in cammino nel deserto: per quarant’anni Israele mangiò pane a sazietà (Salmo 78,24-25). Con il pane arriva pure la “disciplina del quotidiano”, l’invito alla responsabilità. Gesù dopo ogni moltiplicazione dei pani chiede di raccogliere i pezzi avanzati, perché nulla se ne perda. Il popolo può raccogliere la manna ogni giorno, eccetto il sabato. La manna va raccolta giorno dopo giorno, evitando l’accumulo. La manna è il pane calato dal cielo e non può essere accumulata da nessuno: non può esserci molto per alcuni e poco per altri, sazietà per pochi e penuria per molti (2 Corinzi 8,15). Le risorse di Dio sono di tutti: l’accumulo di alcuni causa mancanza ad altri. Il Signore chiede a Mosè di custodire un “omer di manna” per ricordare come Dio ha nutrito il popolo nel deserto. La memoria ingiustificata del cibo del faraone è ora sostituita dalla memoria del pane di Dio.


“La Parola del Signore fu rivolta a Elia in questi termini: Alzati, vai ad abitare a Serepta dei Sidoni; io ho ordinato ad una vedova di laggiù che ti dia da mangiare (1 Re 17,8-16).  Dopo l’annuncio della siccità e la chiamata da parte di Dio con il ritiro al torrente Cherit (17,1-7), Elia si sposta a Sarepta, a sud di Sidone, sulla costa fenicia, terra dalla quale proviene Gezabel (o Izebel), nemica dichiarata di Elia. In quel territorio Elia non si trova più sotto la giurisdizione di Acab. Una vedova, che già per il suo stato sociale è condannata agli stenti, viene individuata come sostegno del profeta. Umanamente questo è assurdo, in realtà mostra che è sempre Dio a garantire la vita, al di là delle aspettative e risorse umane. Entrato in città, Elia scorge una vedova che raccoglie legna destinata a cuocere le ultime poche risorse che sono rimaste per lei e suo figlio: un pugno di farina e una goccia d’olio. La vedova alla quale Elia è inviato è sul lastrico, rassegnata ormai alla morte, alla cui alternativa non vede esonerato neanche il proprio figlio. La donna esaudisce prontamente il desiderio di Elia in merito alla sete, ma reclama per sé la richiesta di cibo. Alla comprensibile protesta della donna, Elia risponde non trascurando i suoi legittimi bisogni, ma invitandola a farli precedere da un atto di fede attraverso l’oracolo che egli pronuncia. Il contenuto delle parole di Elia non è semplicemente un rovesciamento di prospettiva di futuro che ha la vedova, la quale si sente ormai alla fine, ma anche un’indicazione chiara di colui che offrirà la soluzione. L’oracolo profetico si fonda sulla potenza e sulla parola di Dio: quel Dio che è l’unico Signore del creato, dal quale la pioggia dipende. Il Dio che regola i cicli naturali e le stagioni, che detiene il controllo delle riserve celesti, ha senza altro potere anche sulla dispensa di una povera vedova. La donna si fida della parola di Elia e il miracolo si compie, secondo la parola del Signore. Attraverso il suo profeta, Dio stesso si è presentato a quella vedova diseredata non per toglierle il poco che le era rimasto, ma per aggiungervi pane in abbondanza.

Paolo Mirabelli

27 maggio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).