Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

“Giunse poi un uomo da Baal-Salisa, che portò all’uomo di Dio del pane delle primizie: venti pani d’orzo, e del grano nuovo nella sua bisaccia. Eliseo disse al suo servo: Danne alla gente perché mangi. Quegli rispose: Come faccio a mettere questo davanti a cento persone? Ma Eliseo disse: Danne alla gente perché mangi; infatti così dice il SIGNORE: Mangeranno, e ne avanzerà. Così egli mise quelle provviste davanti alla gente, che mangiò e ne lasciò d’avanzo, secondo la parola del Signore.” Fin qui il testo biblico del libro dei Re. Ora poche parole di introduzione e di commento. Questo della “moltiplicazione dei pani” (ho volutamente usato questa espressione, come dirò dopo) è un racconto breve, di poche parole e azioni, ma intenso e ricco di insegnamenti. Il brano fa parte del cosiddetto “ciclo di Eliseo” (2 Re 2,1-9,10; 13,14-21), del quale si narrano l’intervento negli affari del tempo, il ruolo da lui svolto nella rivolta di Iehu e i prodigi, fra cui questo dei pani delle primizie offerte all’uomo di Dio. Entriamo nel racconto.


Un uomo, dalle offerte pare essere un possidente terriero e comunque benestante, proveniente da Baal-Salisa, porta al profeta Eliseo, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (Levitico 23,17-18), il pane di primizia, fatto cioè con il raccolto dell’anno, in onore del Signore. Con la sua offerta egli vuole onorare il Signore e l’uomo di Dio, che dal contesto risulta essere chiaramente il profeta Eliseo. La generosità e la bontà del profeta verso la gente, che soffre la fame a causa della carestia, spinge Eliseo a condividere generosamente l’offerta con gli altri, probabilmente sono i cento discepoli dei profeti che sono con lui. La quantità di pani però non basta per tutti: è sufficiente solo per venti uomini. Come fare perché tutti abbiano da mangiare con così poco? Per chi conosce la storia d’Israele e il racconto dell’esodo, questa domanda è fuori luogo, non ha senso, perché sa o dovrebbe sapere che il Signore ha sempre provveduto “il pane quotidiano” ai suoi (durante l’esodo, Dio provvede da mangiare a un intero popolo, tutti i giorni, per circa quaranta anni), nelle crisi e nei deserti, e non soltanto nei momenti di benessere economico. Anzi, è proprio nel deserto, il luogo del nulla e del bisogno, che il popolo ha tutto il necessario pienamente. L’obiezione del servo di Eliseo è motivata così: “Come faccio a mettere questo pane davanti a cento persone?” Ma più forte della ragione umana o dell’apparente evidenza dei fatti, c’è la fede del profeta nell’intervento e nella potenza di Dio. Oltre ogni evidenza umana, c’è per Eliseo il Dio che può ogni cosa. La potenza di Dio è per lui la cosa più evidente e l’argomento più valido, al di là di ogni apparente contraddizione. Dice Eliseo al suo servo: “Danne alla gente perché mangi; infatti così dice il Signore: Mangeranno, e ne avanzerà”. Tutti i presenti mangiano il pane di primizia. Il pane basta per tutti, addirittura ne rimane d’avanzo, secondo la parola del Signore.


Il miracolo e il dialogo tra il profeta Eliseo e il suo servo richiamano inevitabilmente alla mente la moltiplicazione dei pani di Gesù (in realtà le moltiplicazioni dei pani dei vangeli sono due), che secondo i vangeli avviene in un luogo deserto, e la domanda dei discepoli, “come faremo perché tanta gente abbia da mangiare?”, di fronte alla evidenza dei fatti: essi vedono davanti ai loro occhi alcune migliaia di persone. Ma evidentemente persino i discepoli di Gesù non hanno ancora capito chi egli sia veramente e la potenza del Signore. Alcuni esegeti moderni negano i miracoli della moltiplicazione dei pani, riducendoli a semplici gesti di generosità e di condivisione. Ma questa lettura razionalistica, di stile illuministico, che dà il primato alla ragione, che spiega i fatti secondo concetti puramente storici e naturali di causa ed effetto, che non lascia spazio a Dio, non solo non coglie il messaggio biblico, ma fa violenza al testo: come si spiega, ad esempio, che con cinque pani condivisi migliaia di persone abbiano da mangiare, e che senso ha il dato delle ceste avanzate? Chi invece crede nel potere di Dio e nel miracolo, coglie molti insegnamenti da questo brano. Eccone due. Il primo. Dobbiamo confidare in Dio, sempre; persino nei momenti di carestia, anzi soprattutto durante le crisi economiche, o quando si “cammina nel deserto”, dove manca il pane e l’acqua per dissetarsi. Il secondo. Dobbiamo credere che il Signore non ci abbandona mai, ma manda, prima o poi, qualcuno a portare pane da mangiare. Quando tutti tacciano, quando la gente si dimentica di chi è nel bisogno, quando nessuno chiede, quando nessuno sa che fare, quando tutti sono indifferenti e impotenti, c’è sempre una parola del Signore che promette il pane quotidiano.

Paolo Mirabelli

13 febbraio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).