Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

A Roma questi sono generalmente tra i giorni più freddi dell’anno. Eppure lungo Via delle Vigne Nuove, accanto a una scuola, c’è un vecchio albero di mandorlo che ha da poco iniziato la fioritura. Chi passa, si ferma ad ammirarne la sua bellezza. Tra i versi di un poeta cretese si legge che una quercia chiese a un mandorlo: “Parlami di Dio, e il mandorlo fiorì”. I suoi fiori sono come parole che parlano di Dio. Gesù, nei vangeli, ci invita spesso a osservare gli animali o gli alberi perché hanno qualcosa da insegnarci: “Imparate questa parabola dal fico”; “Guardate i passeri del cielo”; “Osservate i gigli della campagna”. Nella Bibbia il mandorlo è usato per dare un insegnamento.


Nella vocazione di Geremia compare la visione del mandorlo (1,11-12). Nel testo ebraico, l’oracolo contiene un gioco di parole, poiché mandorlo in ebraico si dice shaqeh e sentinella (vigilare) si dice shoqedh. Il mandorlo è un albero che fiorisce prima degli altri, verso la fine di gennaio. I suoi rami si riempiono di fiori bianchi quando ancora è pieno inverno, piove e fa freddo. Il mandorlo in fiore annuncia l’arrivo della primavera, un evento certo ma ancora assente. Il mandorlo è solo un segno della primavera, non certo la sua causa: la primavera non viene perché il mandorlo fiorisce, ma esso fiorisce perché la primavera, con tutta la sua vitalità, sta per arrivare.


Nella vocazione di Geremia, il Signore invita il profeta a salire a Gerusalemme ad annunziare la sua parola al popolo, ai potenti, ai sacerdoti, ai re. Come un mandarlo in fiore, egli deve parlare di Dio in una “stagione invernale, in un tempo ancora freddo”. Il suo è un compito arduo, attraversato da momenti difficili, da crisi durante tutto il suo ministero e da lunghi tempi di attesa. Motivo per cui la vocazione è vissuta da Geremia in continua tensione: a volte accettata, altre volte respinta. Nelle sue frequenti diatribe, con tutti, egli si domanda perché il Signore gli abbia affidato l’incarico di portare una parola che lo fa apparire sempre “uomo di litigi e di contese” (15,10). Abbandonato da tutti, amici compresi, per una parola che non è la sua, poiché proviene da Dio. Non sarebbe meglio tacere, starsene tranquillo e vivere in pace con tutti: ma questo a Geremia non è concesso, perché egli è una sentinella della parola, come il mandorlo in fiore lo è della primavera. Come il mandorlo non può che fiorire quando sente la vitalità che l’arrivo della primavera sprigiona, così Geremia non può contenere la forza vitale della parola del Signore che in lui.


L’immagine del mandarlo illustra il cammino della parola di Dio, ma non c’è perfetta simmetria tra il ciclo naturale del mandorlo e l’agire di Dio nel compimento della sua parola. Il ciclo vitale di un albero non è sufficiente a spiegare l’intero processo dinamico che compie la parola di Dio e il suo non venir meno nel tempo. Lo illustra, ma non lo interpreta. Il mandorlo in fiore lascia intendere l’arrivo della primavera, ma non la spiega, né tantomeno ne è la causa. Il processo della parola di Dio dipende da Dio stesso, unicamente da lui: è il Signore che la fa fiorire e fruttificare secondo stagione, nel tempo da lui stabilito. Nel libro del profeta Isaia viene ripetuto spesso il perdurare della parola del Signore, la sua efficacia e compimento (40, 8; 55,10-11).


L’immagine del mandorlo offre importanti spunti per verificare la nostra fede nella parola di Dio che accade e si compie. La fede non può vivere di un ascolto distratto e frettoloso, che porta ad accorciare i tempi; né può fermarsi ad accarezzare il “tutto e subito” che il mondo propone. Il cammino con la parola di Dio ha a volte lunghe scadenze, durante le quali, come ci ricorda la missione stessa che viene affidata a Geremia (1,10), bisogna prepararsi a piantare e ad edificare (dopo le distruzioni e gli sradicamenti), per poi raccogliere e godere di ciò che si è costruito. La fede è pure impegno a camminare con Dio, da quando egli ci parla fino alle mirabili mete che ha previste per noi in questa vita e nell’eternità. Spesso, tra l’annuncio di una parola di Dio e la sua sicura realizzazione c’è il tempo dell’attesa, lungo o breve che sia. Tra la fioritura e il frutto del mandorlo passano diversi mesi: eppure a tempo debito, il contadino fiducioso e paziente, come ci ricorda Giacomo 5, raccoglie il suo frutto. La parola di Dio non può venire meno, non può cadere nel vuoto: essa fa ciò che dice e dice ciò che fa. E allora, anziché ricalcitrare o lamentarsi, meglio aspettare fiduciosi il suo compimento, secondo le modalità di Dio e nel tempo da lui stabilito. Come il mandorlo annuncia l’arrivo della primavera, ovvero qualcosa di bello e piacevole, così la parola di Dio annuncia la buona notizia di Gesù Cristo per tutti noi.

Paolo Mirabelli

27 gennaio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).