Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Una cristologia essenziale”, così potremmo intitolare questo brano del libro degli Atti che riporta un discorso o predicazione di Pietro su Gesù. Con poche parole, Pietro dice il kerygma cristologico, “la storia di Gesù di Nazaret” (10,38). Il capitolo 3 riporta un altro discorso cristologico (detto anche cherigmatico) di Pietro nel libro degli Atti degli Apostoli. Altri due sono riportati in 2,14-36, il primo, e in 3,12-26, il secondo. L’ultimo discorso di Pietro contenuto negli Atti si trova appunto nel capitolo 10, 34-43, pronunciato in casa di un centurione romano di nome Cornelio. Volendo sintetizzare in forma sistematica, e considerando i due testi di Atti 3 come un unico discorso, Pietro negli Atti degli Apostoli pronuncia tre discorsi cherigmatici: il primo nel capitolo 2, l’annuncio in sé; il secondo nel capitolo 3, l’annuncio rivolto a Israele; il terzo nel capitolo 10, l’annuncio rivolto ai pagani. Racconti e discorsi costituiscono la struttura del libro del Atti degli Apostoli, che, come è noto, racconta i fatti della chiesa nascente (soffermandosi sulle figure di Pietro e Paolo e la loro attività missionaria) con un linguaggio che rievoca la vita di Gesù e richiama il mandato ai discepoli, il che ci fa dire che nelle vicende storiche della chiesa è presente lo stesso Gesù dei vangeli, morto e risorto.


Non soltanto Pietro, ma tutti gli altri discorsi degli apostoli si limitano sempre a delle affermazioni essenziali su Gesù. Il Nuovo Testamento stesso non si perde mai in aride disquisizioni dogmatiche o in lunghi trattati di teologia su Gesù. Giovanni afferma che si potevano scrivere una infinità di libri su Gesù Cristo (21,25), ma Dio ha voluto che i vangeli fossero soltanto quattro. I teologi hanno bisogno di centinaia di pagine per scrivere una cristologia. Lo Spirito Santo dice tutto (ovvero ciò che è necessario sapere per la salvezza) su Gesù in poche pagine e con poche parole. Gli elementi della cristologia di Pietro che si delineano in questo discorso sono: il ministero pubblico di Gesù, la sua morte in croce, la risurrezione, le apparizioni ai discepoli.


Il discorso in casa di Cornelio verte dunque su delle linee essenziali: “Dio ha unto Gesù di Nazaret di Spirito Santo e di potenza” (10,38). Il discorso è introdotto da una affermazione di Pietro, nella quale egli riconosce che in Gesù Cristo Dio accoglie chiunque  (10,34-35), poiché non c’è più distinzione in merito alla salvezza tra giudei e pagani, come la conversione di Cornelio testimonia. Partendo dalla Galilea, Gesù ha percorso tutta la Giudea e Gerusalemme. L’opera di Gesù è qui riassunta con pochi verbi: andare attorno; fare del bene; guarire. Qualcuno in meno rispetto, ad esempio, al riassunto riportato in Matteo 4,23. In questo discorso di Pietro di Atti capitolo 10 mancano i due verbi di Matteo: “predicare l’evangelo del Regno” e “insegnare nelle sinagoghe”. Gesù dunque durante il suo ministero pubblico va attorno per la Giudea e la Galilea, beneficando le persone e guarendo gli uomini dalle possessioni demoniache. Il suo agire dimostra che “Dio era con lui” (10,38). Egli svolge la sua missione davanti a tutto il popolo d’Israele, poiché davanti a tutti parla e compie i suoi miracoli; ma per quanto riguarda la risurrezione dai morti, avvenuta al terzo giorno, considerato il prodigio conclusivo e dimostrativo della sua missione, essa si manifesta non a tutto il popolo, ma soltanto ai testimoni scelti da Dio, cioè i suoi discepoli (10,39-41). Gli apostoli sono pertanto coloro che testimoniano di aver visto il Cristo risorto dopo che i nemici lo hanno messo in croce. Essi lo hanno visto prima di morire e lo hanno rivisto vivo dopo la morte in croce, “mangiando e bevendo con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (10,41), perciò possono attestare che Gesù è veramente risorto, non è rimasto nella tomba.


Il discorso di Pietro in casa di Cornelio si conclude con un appello alla conversione, come è giusto che sia: “Chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome” (10,43). Gesù è stato giudicato e condannato dagli uomini, ma risuscitato da Dio. Gli uomini lo hanno rifiutato, Dio lo ha approvato. Dopo la risurrezione la condizione di Gesù si è rovesciata: egli “è stato costituito giudice dei vivi e dei morti” (10,42). Di lui attestano i profeti. Tutti gli uomini sono chiamati a confrontarsi con lui per avere la vita. Senza di lui non c’è perdono dei peccati e salvezza; non c’è altro nome che possa salvare (4,12). Senza Gesù non c’è modo per evitare la condanna. Se si vuole evitare un incontro spiacevole, se non si vuole sprecare la propria vita, occorre credere in lui, riconoscendolo Maestro e Signore, e mettersi alla sua sequela.

Paolo Mirabelli

14 gennaio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).