Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

“Tutto l’Evangelo: nella nostra chiesa non ci sono disoccupati, poveri, bisognosi, né tantomeno malati, perché la benedizione di Dio e l’unzione dello Spirito Santo sono su di noi”. Ecco la chiesa che mi piacerebbe frequentare. Una chiesa senza poveri, né disoccupati, dove nessuno è malato. Non mi piace la povertà. Non mi piace vedere la gente che soffre, senza poterla aiutare. Non so più cosa dire a un giovane padre di famiglia con quattro figli che da anni cerca lavoro e non ne trova. Ora finalmente ho un indirizzo di una chiesa da dargli, così i suoi problemi saranno risolti, perché “qui si è vincenti”. Nelle mie parole c’è ironia mista a irritazione e dispiacere, perché purtroppo è tutto vero. Sentire un “uomo di Dio” predicare questo messaggio a una platea di persone con gente malata, sofferente, povera, disoccupata mi provoca e mi infastidisce. Non sopporto che si dica: “Se non guarisci o se non trovi lavoro è perché non hai fede abbastanza”. Ma i miei sentimenti e le mie reazioni non contano: ciò che conta è il messaggio del Vangelo. Predicare questo tipo di messaggio è Evangelo o è dottrina degli uomini? Chi dice queste cose, predica la verità o una bugia, aiuta le persone a stare meglio o inganna e illude la povera gente? È un profeta o un ciarlatano?


Secondo il vangelo di Luca, tre persone si propongono di seguire Gesù o vengono da lui chiamate alla sequela (Luca 9,57-62). Una prima persona si presenta a Gesù e promette di seguirlo ovunque lui vada. Gesù gli risponde con un detto che cerca di renderlo attento alla condizione di precarietà, di rinuncia, di mancanze che la sequela comporta: chi segue il Figlio dell’uomo non può nemmeno contare sulle sicurezze umane, espresse con le immagini della tana, del nido, del rifugio; sicurezze su cui persino gli animali possono contare. Una seconda persona viene chiamata da Gesù, ma questi antepone alla sequela l’affetto per il padre. Nella risposta di Gesù traspare la radicalità e l’urgenza della sequela, che comporta un distacco netto dalla figura paterna e una rottura con l’ordine del dovere. Infine una terza persona si propone di seguire Gesù, ma antepone alla sequela l’affetto per la famiglia. Nessuno può mettere la mano all’aratro e guardare indietro: nella chiamata alla sequela c’è una perdita sul piano affettivo, c’è un distacco da un grembo materno rassicurante, c’è il rischio di una non accoglienza da parte degli uomini. In molte e diverse occasioni, Gesù parla di sofferenze dei discepoli, di rinunce, di situazioni difficili, ma mai lasciati soli: il Padre celeste che si occupa dei passeri conta persino i capelli dei discepoli. Sono sue le parole: “Beati i poveri” e “Guai a voi o ricchi”. È suo il detto “prendere la croce e seguirlo”. Tanti sono i testi biblici che non promettono prosperità economica, né lavoro ai disoccupati. Ma qui mi preme ricordare il racconto del ricco e Lazzaro (Luca 16,19-31), perché smaschera l’infondatezza di un simile ragionamento, fondato su un presupposto sbagliato, su una falsa teologia, su una errata interpretazione delle Scritture.


Il ricco e Lazzaro è un invito a non lasciarsi sedurre e ingabbiare da una mentalità ripiegata su se stessa, che cerca soltanto i piaceri terreni della vita, incapace di aprirsi al futuro e ignara di quanto succede tutti i giorni attorno a noi. Il racconto si articola in due parti. La prima, più breve, mette in scena i due personaggi: il ricco e Lazzaro. La seconda, più lunga, mostra il ribaltamento della situazione dei due dopo la morte. Il riflettore si accende solo per il ricco, presentato in video e in voce: di lui sono registrate azioni e parole. Lazzaro sembra essere soltanto la sua controfigura. Del ricco non si dice il nome, ma viene definito dal suo lusso e dal suo comportamento. Veste abiti con eleganza, indossa tessuti costosi (porpora e lino finissimo), oggi diremmo capi di boutique. Fa festa tutti i giorni. Gode quotidianamente i piaceri della buona tavola. Ecco un uomo di successo, che ha tutto, che realizza il sogno dei ricchi (Luca 12,19). Lui è uno che oggi frequenterebbe quel tipo di chiesa di cui sopra. Secondo la mentalità farisaica del tempo, la ricchezza del ricco è la prova della benedizione di Dio. Accanto al ricco c’è un uomo povero, gettato alla sua porta, coperto di piaghe, malato; desideroso di mangiare le briciole che cadono dalla tavola del ricco, ma nessuno si cura di lui, eccetto i cani che gli leccano le ferite. Ecco un uomo abbandonato da Dio, sempre secondo la mentalità farisaica; un uomo che non ha fede abbastanza, che soffre per i suoi peccati. Per lui non c’è posto in quella chiesa, perché la sua povertà infastidisce e imbarazza. Di lui però sappiamo che si chiama Lazzaro, che significa: “Dio mi aiuta”. Solo quando muore Lazzaro, il suo nome mostra tutta la sua verità. In questo racconto, non il ricco, ma il povero è il benedetto da Dio.

Paolo Mirabelli

03 ottobre 2019

Gallery|Bibbiaoggi
Foto & Post della Gallery: 931

In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).