Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Davanti al sinedrio di Gerusalemme, Pietro espone con franchezza la fede in Gesù Cristo quale unico salvatore: non vi sono altri nomi che possono salvare l’uomo (Atti 4,12). È il primo annuncio “cristologico” in ambiente ebraico. Il messaggio universalistico incentrato su Gesù, che è il Cristo e il Signore, si diffonde presto anche nel mondo pagano e politeista di allora. Nel discorso a casa di Cornelio, l’apostolo ricorda che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme, è a lui accetto (Atti 10,34-35). Gesù Cristo è il Signore di tutti. È ad Antiochia, dove i discepoli per la prima volta sono chiamati cristiani (Atti 11,26), che nasce la controversia con i giudaizzanti, proprio in merito al tema della salvezza, che alcuni vogliono legare ancora alla circoncisione, e questo rappresenta un primo momento di rottura con il giudaismo (Atti 15,1). A Listra, dopo la guarigione del paralitico storpio, la folla entusiasta scambia Paolo per il dio pagano Mercurio (Hermes) e Barnaba per Giove (Zeus), il padre degli dèi (Atti 14,12). I due apostoli però rifiutano i titoli e i sacrifici e invitano a convertirsi al Dio vero e vivente (14,15). L’apostolo Paolo, nelle sue lettere (Romani, Tessalonicesi, Galati), si oppone nettamente al pantheon e agli idoli pagani, negando ogni possibilità di salvezza al di fuori di Gesù Cristo. Per questo, ad Atene, freme nello spirito nel vedere la città piena di idoli (Atti 17,16). E nel discorso che tiene in mezzo all’Areopago sul Dio unico e creatore di ogni cosa, Paolo annuncia con fermezza e convinzione “Gesù e la risurrezione”, e afferma che tutti gli uomini devono ravvedersi per essere salvati (17,22-31). Alcuni cercano miracoli, altri sapienza, ma Gesù Cristo è tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno per essere salvato (1 Corinzi 1,22-25).


Partendo da questo “assoluto salvifico”, i primi cristiani affrontano con coraggio il mondo pagano di allora: un mondo in cerca di salvezza attraverso le filosofie, le religioni, i culti misterici, in un pluralismo di “dèi salvatori”. Tra gli apologeti emerge un duplice orientamento: alcuni rigettano in blocco la filosofia e le religioni pagane, altri invece vi vedono una sorta di preparazione alla venuta di Gesù Cristo. Tutti però concordano nell’affermare che solo in Gesù Cristo si ha la pienezza della rivelazione e la salvezza degli uomini. Nei secoli successivi, fino all’epoca moderna, il confronto avviene prevalentemente con il giudaismo e l’islam con un atteggiamento sostanzialmente critico e polemico. Nella maggior parte dei testi di teologia medievali, il cristianesimo viene presentato come “la vera religione”. L’approccio moderno vede nel XIX secolo il fiorire in Europa di studi sulle religioni, considerate culturalmente importanti. Lo studio comparato delle religioni fa emergere una caratteristica fondamentale dell’essere umano, ovvero la sua dimensione religiosa. E questo porta a diversi approcci teologici nei confronti delle religioni. Friedrich Schleiermarcher considera il cristianesimo la forma più alta della religiosità umana, mentre Karl Barth si oppone energicamente, affermando che l’unica vera rivelazione di Dio si ha in Gesù Cristo. Secondo Barth, le religioni non cristiane, in quanto costruzioni umane, sono nelle tenebre, sono una “non fede”. Barth condanna tutte le religioni non solo perché inutili ma dannose. Dopo il Concilio Vaticano II, nella teologia cattolica si sviluppa un atteggiamento di apertura e di dialogo nei confronti delle altre religioni, considerate portatrici di valori e di “elementi di verità”. Lo stesso atteggiamento è adottato da gran parte del protestantesimo liberale. Molti teologi di oggi, cattolici e protestanti, concordano nel ritenere che in fondo tutti gli uomini di “buona volontà” che hanno una “fede sincera” (non importa in chi) e quelli che sono delle “brave persone” si salvano, a prescindere dal riferimento a Gesù Cristo. Gli incontri ecumenici e i dialoghi interreligiosi lo testimoniano. Persino certi discorsi tenuti da Papa Francesco, come quello dove afferma che è “meglio essere ateo che un cattivo cristiano”, lasciano intravedere chiaramente una tendenza relativistica della salvezza.


In conclusione possiamo dire che si è passati da un netto rifiuto dei primi cristiani verso le religioni a una apertura, che non è soltanto dialogo, ma è vera e propria accettazione delle religioni pagane. E questo ha portato a un rilassamento della missione, della predicazione del Vangelo nel mondo: se le religioni sono strumenti e mediazioni di salvezza, che senso ha predicare Gesù Cristo? Non soltanto la missione, ma anche l’etica è stata stravolta: i “cristiani” non sono più d’accordo su niente, eccetto che sui luoghi comuni e le banalità. È giunto per noi il tempo di abbandonare la tesi “solo noi ci salviamo” e tornare a ribadire con forza che “soltanto in Gesù Cristo c’è salvezza”.

Paolo Mirabelli

11 settembre 2019

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).