Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Si conclude qui il terzo discorso (27,1-30,20) di Mosè al popolo d’Israele, sul confine della terra promessa. Dopo il lungo capitolo 28 sulle benedizioni e maledizioni, e dopo il capitolo 29 sul patto rinnovato e le conseguenze della disubbidienza, il Deuteronomio riporta ora queste belle parole di Mosè a Israele sulle promesse di Dio. “Le cose occulte appartengono al Signore, ma le cose rivelate sono per noi, perché mettiamo in pratica le parole della legge” (29,28): queste parole introducono il commento al nostro testo, poiché ne riassumono le due parti. La prima. C’è ancora una speranza per il popolo del patto, né le maledizioni né il giudizio sono l’ultima parola. Il futuro del popolo di Dio non è nelle mani di un destino cieco, inevitabile; nonostante le incertezze dovute alla disubbidienza, il Signore porta avanti il suo piano di salvezza. La seconda. Le cose rivelate (e scritte), vale a dire la legge di Mosè, devono essere osservate e il comandamento ubbidito. Diversi elementi presenti nel testo ci permettono di fare anche una lettura cristologica, come fa l’apostolo Paolo.


Il Signore ti circonciderà il cuore (30,1-10). Il Signore farà ritornare i dispersi, li raccoglierà fra i popoli. Il testo profetizza il ritorno e la ricostruzione d’Israele dopo la cattività babilonese. Come in un nuovo esodo, Dio interverrà di nuovo a favore del popolo del patto e lo ricondurrà nel paese dei padri. Dopo che le benedizioni e maledizioni si saranno realizzate, il popolo sarà nella condizione di saper leggere gli eventi accaduti, con la guida della Scrittura, alla luce della “teologia della Parola”, e rendersi conto che le vicende della sua storia, come l’esilio, sono legate alle cose dette da Dio: non sono una fatalità, non sono il normale corso degli eventi che accadano a caso, non sono il naturale estinguersi di una nazione già decrepita, ma sono in riferimento a Dio. Non è il caso o il fatale destino della storia che governa il mondo, ma Dio il Signore. La vita stessa è un dono di Dio, che apre delle possibilità a chi si converte con tutto il cuore e con tutta l’anima; a chi ascolta, ama e ubbidisce ai comandamenti. Il Signore dona un cuore per comprendere, degli occhi per vedere, delle orecchie per udire (29,3). Il Signore circoncide il cuore di chi è in ascolto della sua voce, affinché vi sia una vera conversione, e “tu ami il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima, e così tu” viva (30,6). Al lettore e alla comunità, il testo dice: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori. Dobbiamo fare spazio a Dio e lasciarci guidare dal Signore.


Questa parola è vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore (30,11-14). Ma che cosa Dio chiede? E le cose che il Signore chiede, il popolo è in grado di farle? A queste domande il Deuteronomio risponde in modo rassicurante. Ciò che Dio chiede è mettere in pratica la sua parola, che non è troppo difficile, né troppo lontana. La parola è vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Queste parole vogliono persuadere gli ascoltatori e lettori circa la praticabilità del contenuto del libro. Il messaggio è impegnativo, perché totalizzante, ma la pretesa radicale del Deuteronomio non rimane un’utopia: è traducibile nella vita. Il cielo era un punto inarrivabile per l’uomo di allora e il mare, per un popolo come Israele estraneo alla navigazione, era inaccessibile e sconosciuto. Le immagini servono per dire che non esistono barriere insormontabili tra la parola di Dio e il cuore umano. L’intimità del comandamento è un tema caro al Deuteronomio. Il lettore deve evitare la tentazione di ritenere il messaggio impraticabile, poiché è una realtà già presente in lui. Paolo riprenderà il contenuto di questa lettura in Romani 10,6-8 in chiave cristologica.


Oggi io metto davanti a te la vita e la morte: scegli la vita (30,15-20). Nel primo discorso Mosè pone davanti a Israele il paese, perché vi entri e ne prenda possesso (1,8). Ma la generazione uscita dall’Egitto, eccetto pochi, ha scelto la disobbedienza a Dio. La conseguenza è stata la distruzione e la morte. Ora in questo discorso di Mosè, sul confine della terra promessa, risuona l’eco di quelle parole. “Oggi io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male: scegli la vita!”. Quanti Salmi invitano a scegliere tra la via del bene e la via del male, tra la vita e la morte, tra la disubbidienza e l’obbedienza. Tutta la Bibbia invita a scegliere Dio per avere la vita. Il Deuteronomio dice che la vita, il bene e le benedizioni si trovano nell’ubbidienza ai comandamenti di Dio. Il comandamento dona la vita perché è parola di Dio (non certo parola degli uomini), perché è Dio che lo dà, perché, in definitiva, esso rivela che “il Signore è la tua vita” (30,20). Scegliere l’ubbidienza e la vita, in definitiva, significa scegliere Dio, il Signore della vita.

Paolo Mirabelli

10 gennaio 2019

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).