Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dopo il prologo, l’evangelista Giovanni racconta la testimonianza del Battista, che avviene presso Betania, di là del fiume Giordano, dove le persone vanno per essere battezzate (1,19-28). Il racconto segue poi una scansione temporale, che va avanti fino al capitolo 2, introdotta dall’espressione “il giorno seguente” (1,29.35.43). Le nozze di Cana avvengono “tre giorni dopo” (2,1): ovvero dopo l’incontro con Natanaele. È come se l’evangelista volesse dire che la venuta di Gesù in mezzo agli uomini determina anche una nuova scansione del tempo in cui tutto viene ricreato da colui che è dal principio. In questo “nuovo calendario”, il primo giorno inizia quando il Battista incontra Gesù e gli rende testimonianza: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (1,29). Prima di tale incontro, il tempo rimane indefinito. Dopo l’incontro e la presenza di Gesù, il tempo viene contato: giorno dopo giorno, persino le ore sono menzionate.


L’antica Roma non conosce la suddivisione in settimane con un apposito nome per ciascun giorno: è intorno al primo secolo dopo Cristo che il periodo di sette giorni comincia a diffondersi. I nomi dei giorni della settimana si affermano in epoca ancora più tarda. Il mese dei Romani ha soltanto tre giorni distinti con un nome particolare: le kalendae (che corrisponde al primo giorno del mese), le nonae (il quinto giorno del mese) e le idus (il quindicesimo giorno, solo per marzo, maggio, luglio, ottobre). Gli altri giorni si indicano con il loro numero d’ordine prima delle successive kalendae. Il giorno è diviso in due parti: ciascuna parte è suddivisa in 12 ore. Per quanto riguarda l’anno, è solo dopo la riforma di Giulio Cesare nel 46 a. C. che si adotta un calendario di dodici mesi, e il primo dei mesi dell’anno diventa gennaio, non più marzo. Gennaio deriva il suo nome dal dio Ianus, il dio che ha due facce, per controllare chi entra e chi esce dalla città; Febbraio dal dio Mars, il dio della guerra, vestito come un guerriero. L’eziologia del calendario romano dimostra quanto distante sia il racconto del vangelo dai miti e dai costumi pagani. Non è nell’ambiente pagano greco-romano che bisogna cercare di capire il senso dei fatti evangelici, della storia della salvezza, bensì in un evento accaduto nella storia: la venuta del Figlio di Dio, Gesù Cristo, in mezzo a noi, che tutto ricrea e fa ogni cosa nuova. E i vangeli sono gli unici scritti per accedere a Gesù e conoscerne fatti, parole e opera. Dopo questa breve digressione, torniamo nuovamente al racconto di Giovanni.


“Il giorno dopo” (1,35), vale a dire il terzo giorno dall’inizio di questa “nuova settimana”, Giovanni vede Gesù, fissa lo sguardo su di lui che sta passando e lo addita nuovamente quale Agnello di Dio. È il compimento delle antiche profezie di Isaia e altri. È il legame tra i due Testamenti. La missione del Battista sta per concludersi: egli è soltanto il “dito” che indica il Cristo; è la voce che annuncia la venuta del Signore. I due discepoli di Giovanni seguono ora Gesù. Gesù si volta verso coloro che lo seguono e domanda loro: “Che cercate?”. Alla Maddalena, che cerca il corpo morto di Gesù, il Risorto chiede: “Chi cerchi?”. Uno dei due discepoli che seguono Gesù è Andrea, fratello di Pietro. L’altro rimane anonimo: ha un volto ma non un nome. Certamente si tratta dello stesso evangelista, ma il fatto che rimane anonimo ci permette di identificarci con lui: ciascuno di noi, ogni lettore del vangelo, può riempire quella casella vuota ed essere compagno di Andrea. Quando l’evangelista racconta l’episodio, sono trascorsi ormai diversi anni, l’emozione di quell’incontro è ancora tanta e viva in lui: ricorda persino l’ora (“la decima”, le dieci del mattino secondo il calendario romano) e non può dimenticare lo sguardo di Gesù che incontra i suoi occhi (1,38-39). I due seguono Gesù: “seguire” (akoloutheo) e il verbo usato dal vangelo per dire “diventare discepolo”. Essi iniziano il discepolato dietro a Gesù, secondo i verbi tematici: cercare, venire, dimorare, testimoniare.


Senza la sequela, la ricerca di Dio può essere soltanto un modo per tenere in scacco Dio: l’uomo può passare la vita intera a fare ricerche su Dio senza mai conoscerlo veramente. E per questo che Gesù invita i due a “venire e vedere” (1,39). Egli invita noi a fare esperienza personale dell’incontro con lui. È nel discepolato che noi dimoriamo con lui. Oggi viviamo un tempo in cui le persone non sono più interessate alla verità e all’incontro con Dio: si ricerca autenticità e senso nell’esperienza, di qualunque tipo e con chiunque. Ma non c’è esperienza che possa riempire e dare significato alla vita, senza Gesù. Andrea, dopo l’incontro con Gesù, dopo un’esperienza così forte e sconvolgente, va dal fratello Pietro e gli dice: “Abbiamo trovato il Messia, e lo menò da Gesù” (1,41).

Paolo Mirabelli

13 dicembre 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).