Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Secondo il vangelo di Luca, l’accadere della parola di Dio ha un contesto e delle coordinate storiche e geografiche concrete. I grandi avvenimenti della storia della salvezza hanno dei testimoni, pagani ed ebrei: l’imperatore romano Tiberio, il procuratore Ponzio Pilato, Erode Antipa, Filippo e Lisania; il sommo sacerdote in carica, Caifa, e quello deposto, Anna. Luca presentata pure la geografia degli avvenimenti narrati: Giudea, Samaria, Galilea, Iturea, Traconitide, Abilene. Dio parla e si rivela agli uomini nella storia, non nell’iperuranio del mondo delle idee di Platone.  La rivelazione di Dio è il racconto di un evento che accade nella storia. E quest’evento è Gesù Cristo, la Parola fatta carne.


Dei primi trent’anni di vita di Gesù i vangeli parlano poco, quasi a voler dire che la sua è una vita caratterizzata dal nascondimento. Dopo il “vangelo dell’infanzia” e l’episodio di Gesù dodicenne, Luca racconta la chiamata e la missione di Giovanni il Battista, fino alla carcerazione per mano di Erode. L’annuncio del Vangelo inizia con un evento decisivo: la parola di Dio viene su Giovanni, lo investe, cade su di lui, come con gli antichi profeti. La parola di Dio non è una teoria, una filosofia, ma una realtà che si fa strada nella storia; non è un grido, una parola come tante. Essa si rivolge  al popolo in ascolto e giunge persino all’orecchio dell’imperatore. È una parola efficace che cambia la vita di chi l’ascolta con il cuore, perché viene dal profondo, viene dall’alto, viene da Dio.


In questo quadro della “grande storia” c’è un luogo privilegiato in cui Dio parla al cuore del suo popolo: il deserto. È nel deserto di Giuda che la parola di Dio viene su Giovanni. Il deserto non è solo una designazione di luogo, ma richiama la formazione d’Israele quale popolo di Dio, quindi implica un ritorno a Dio. Chi parla attraverso la voce del Battista è la parola di Dio. Quando Gesù (la Parola) si rende visibile, la voce scompare: Giovanni viene decapitato nella prigione. Abbiamo qui una definizione di ciò che deve essere un predicatore: voce della parola di Dio.


L’antico annuncio del profeta Isaia, così universale da apparire generico, dopo secoli viene ribadito e nuovamente proclamato da Giovanni, il quale ne realizza il contenuto. Il nuovo si innesta così nel vecchio, nelle promesse di Dio al suo popolo. Ma qual è il contenuto che la voce annuncia? Il senso di quelle antiche parole non è da ricercare chissà dove, poiché è tradotto per noi dal vangelo stesso: Dio chiama gli umili alla salvezza, raddrizza nei loro cuori i suoi sentieri, ma spiana i superbi nel loro orgoglio e nella propria autosufficienza. Giovanni predica un battesimo di ravvedimento (un atto compiuto una sola volta nella vita) per la remissione dei peccati e la conversione, vale a dire un ritorno sulla strada di Dio. L’oracolo di Isaia si conclude con una inclusione: “Ogni carne vedrà la salvezza di Dio”, ovvero Gesù Cristo.


Che cosa Giovanni chiede alle folle nella sua predicazione? Egli non chiede di fare solenni liturgie sinagogali o di recarsi al tempio di Gerusalemme per fare sacrifici e olocausti. Il Battista chiede al popolo di prepararsi all’incontro con il Signore veniente, poiché “la scure è ormai posta alla radice degli alberi”. Chiede che il ravvedimento sia manifestato dai frutti. Nega che vi siano meriti carnali o umani di fronte a Dio, poiché il Signore può dalle pietre far sorgere dei figli ad Abramo. C’è una certa assonanza che crea un gioco di parole tra pietre (’abnayya) e figli (benayya’).


Dopo l’appello alla conversione rivolto a tutti, Giovanni risponde a coloro che gli domandano: “Che cosa dobbiamo fare?”. L’annuncio del Vangelo provoca una risposta perché interpella i cuori delle persone, come a Pentecoste dopo il discorso di Pietro. Cambiare vita significa praticare la fraternità e la giustizia, come insegnano i profeti dell’Antico Testamento. I primi a interrogarlo sono le folle: “Che dobbiamo fare?” Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; chi ha da mangiare faccia altrettanto. Ai pubblicani (esattori delle tasse per conto dei romani), il Battista chiede di non fare estorsioni ad alcuno, esigendo correttezza nella riscossione delle tasse. Ai soldati richiede di non fare maltrattamenti e di accontentarsi della propria paga: non è l’invito al contenimento dei salari, ma l’appello a fare con onestà il proprio lavoro. Giovanni chiede fedeltà e lealtà dentro le strutture del mondo dove ognuno opera. Per incontrare il Dio della salvezza non c’è bisogno di abbandonare la propria professione lavorativa e recarsi in qualche paese sperduto della terra.


Al popolo in aspettazione, Giovanni chiarisce di non essere lui il Cristo, colui che battezza con lo Spirito Santo e il fuoco. L’attività primaria del Cristo è di salvare il grano, non bruciare la pula.

Paolo Mirabelli

07 dicembre 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).