Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il capitolo riporta diversi precetti. Non sempre è facile cogliere il nesso tra le diverse norme, ma non bisogna pensare che siano messe a caso. Quando non vediamo la base di una montagna, non dobbiamo credere che non esista: semplicemente siamo noi che non la vediamo.


Le liti tra fratelli (25,1-3). Quando sorge una lite tra fratelli, non bisogna farsi giustizia da soli con le vendette personali. La causa va portata dinanzi a un giudice, il quale, dopo aver esaminato il caso, deve dare ragione all’innocente e torto al colpevole. La sanzione, in questo caso si tratta di una punizione corporale, deve essere proporzionata al reato commesso. La modalità con la quale si esegue la punizione: il giudice fa gettare a terra il colpevole e lo fa colpire con non più di quaranta frustate. La norma pone un limite alla punizione: non significa che bisogna ogni volta infliggere quaranta colpi, ma questo è il limite da non superare. La motivazione: evitare che il fratello sia disonorato. Detto in altri termini: il colpevole è ancora e sempre un fratello e la punizione non può mai calpestare la dignità umana della persona. Quando ci si accanisce contro il colpevole, lo si umilia profondamente. Dio tutela la dignità umana anche quando uno è degno di castigo. Questa legge di pietà e di civiltà dà una lezione ai tutori dell’ordine pubblico. Nella recezione della norma, gli ebrei si sono limitati solo al rispetto del numero dei colpi e hanno dimenticato lo spirito della legge. Nel Nuovo Testamento troviamo una menzione in 2 Corinzi 11,24.


La museruola al bue (25,4). Questa norma viene citata nel Nuovo Testamento, per bene due volte, dall’apostolo Paolo (1 Corinzi 9,8-12; 1 Timoteo 5,17). Dio non fa la legge per i buoi, ma per noi, per il nostro ammaestramento. Il Signore ha cura degli animali, persino del passero, dice Gesù, ma l’espressione più alta di questa legge si trova nell’operaio che lavora e vive dell’Evangelo. Come si sa, nelle società agricole, non meccanizzate, il grano raccolto viene sparso per terra e un animale (bue, asino, mulo), che trascina un legno o una pietra, vi passa sopra per ottenere così che il grano venga separato dalla pula, dalla spiga. La norma che vieta di mettere la museruola al bue stabilisce un principio: il diritto dell’animale di venire ricompensato, di vivere di quello che fa. Di certo c’è una attenzione verso gli animali, ma il principio ha di mira il benessere degli uomini. C’è chi vede una analogia tra le percosse date al colpevole e il grano nell’aia, tra il reo battuto e il grano battuto: non si batte il grano per distruggerlo, ma perché, liberato dalla paglia, dia fuori il granello; così il colpevole non va battuto per umiliarlo e avvilirlo, fino a distruggerlo, ma per trarre profitto dalla punizione, per educarlo e aiutarlo a produrre buoni frutti.


La legge del levirato (25,5-10). Il caso più noto in cui questa norma viene applicata è quello di Rut e Boaz, antenati di Davide, riportato in Rut 4,7. La legge viene citata dai sadducei nella polemica contro Gesù sulla risurrezione dei morti (Matteo 22,23-24). Levir, da cui levirato, è una parola latina che significa “cognato”. Il precetto stabilisce che se un fratello muore senza eredi, il fratello del defunto sposi la vedova e le dia un erede: per dare continuità al suo nome ed evitare che la sua proprietà venga dispersa. Se il fratello rifiuta, la sua viene chiamata “casa dello scalzo” (come gli schiavi scalzi). Agostino di Ippona fa una lettura spiritualizzante del testo, che fa riflettere: «Ogni fratello, predicatore dell’Evangelo, deve lavorare nella chiesa in modo da suscitare figli al defunto fratello, cioè a Gesù Cristo, che è morto per noi. Quanti figli gli darà il predicatore, tanti avranno il nome del Redentore, chiamandosi Cristiani e non Petriani o Paoliani».


Il divieto di toccare i genitali (25,11-12). Come la precedente, questa norma intende tutelare la continuità della famiglia: l’azione della donna mette in pericolo la capacità dell’uomo di avere figli. Non ci sono casi registrati nella Bibbia di mano tagliata: questo dice la forza deterrente della norma.


Pesi e misure (25,13-16). La civiltà di un popolo si vede anche dall’onesta nel commercio. I pesi e le misure si conservano alla presenza di Dio perché nessuno possa alterarle.


L’ordine contro Amalc (25,17-19). Queste parole sono giudicate sconvolgenti, ma bisogna ricordare che gli amalechiti sono coloro che cercano di distruggere Israele mentre è in cammino verso la terra promessa, colpendo i più deboli: malati, zoppi, bambini, vecchi, donne incinte. La norma dice del diritto di Dio di giudicare nella storia. Sterminare i nemici non è più la norma a cui si ispirano i cristiani, ma il precetto evangelico, che invita ad amare i nemici e a pregare per loro.

Paolo Mirabelli

31 ottobre 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).