Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il vangelo di Marco inizia con una rivelazione introduttiva nella quale Gesù Cristo è presentato sin da subito come Figlio di Dio: “Principio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (1,1). Questa rivelazione è fondamentale per la cristologia di Marco. Il vangelo non è come un film poliziesco che soltanto alla fine si sa chi è il colpevole. Il lettore sa sin dalla prima riga del racconto l’identità di Gesù. Anzi, a dire il vero, il lettore sa più degli attori stessi dei fatti evangelici: certamente più degli scribi e farisei, più dei famigliari di Gesù, più degli stessi discepoli. Costoro scoprono chi è Gesù man mano che i fatti accadono. Il lettore invece sa subito chi è Gesù. Leggere il vangelo nel modo corretto significa allora confessare questa verità su Gesù. I discepoli scoprono l’identità di Gesù man mano che il suo ministero si compie. Ma è sotto la croce, e dopo la risurrezione, che essi riconoscono pienamente l’identità di Gesù. La loro incomprensione nasce dal non accettare l’idea che il messia debba essere crocefisso, poiché non concorda con le loro convinzioni: essi aspettano un messia o re politico, Gesù invece si presenta come messia sofferente.  La domanda sull’identità è posta dallo stesso Gesù ai discepoli nella conversazione a Cesarea di Filippo: “Voi, chi dite che io sia?” (8,29). “Tu sei il Cristo”, ovvero il messia, risponde Pietro (8,29). Ma soltanto alla fine, sotto la croce, un centurione romano confessa che Gesù è il Figlio di Dio (15,39). Tra i più vicini alla croce, è uno dei più lontani (nel senso che il centurione è un romano, un pagano; non è un ebreo, né un discepolo di Gesù) che riconosce chi è Gesù.


Nella prima parte del vangelo, capitoli 1-8, Gesù inizia il suo ministero annunciando la venuta del regno di Dio e compiendo numerose opere potenti: guarisce i lebbrosi e i malati, caccia i demoni, calma la tempesta, risuscita i morti, moltiplica i pani e i pesci. Oltre a ciò, egli perdona i peccati, predica l’Evangelo del regno, sceglie i discepoli e li manda in missione. Eppure, proprio i suoi discepoli, pur avendo assistito alle sue potenti opere e ascoltato il suo messaggio, pur essendo attori privilegiati dei fatti evangelici, hanno difficoltà a comprendere. Hanno difficoltà a comprendere le parabole (4,13). Non capiscono il significato della moltiplicazione dei pani e le parole di Gesù sul lievito dei farisei (8,4.16-17). Non capiscono come si possa conciliare la messianicità con la croce (8,31-33). Non capiscono perché hanno paura, non hanno fede (4,40-41). Non capiscono perché sono ancora pieni di pregiudizi e di concezioni errate sul messia, il regno, il potere, il miracolismo. Con la loro mancanza di comprensione, i discepoli diventano, per così dire, “quelli di fuori” (tois exo) di cui parla Gesù nel discorso in parabole (4,11-12). Il vangelo avverte così il lettore che chi non capisce Gesù, chi non crede alla sua parola e insegnamento, chi non accetta la sua vera identità e missione, sta fuori anche se è dentro. Pietro, che durante il processo di Gesù davanti al sinedrio, rinnega di conoscerlo e di essere un suo discepolo, che non capisce o finge di non capire quello che si dice, esce “fuori” (exelthen) nell’atrio, distante da Gesù, vicino al gallo che canta (14,68). Chi non confessare in pubblico di essere discepolo di Gesù, ma lo rinnega con le parole o le azioni, sta fuori anche se è dentro.


I fatti narrati nei capitoli 2 e 3 del vangelo di Marco trovano la loro collocazione in questa sezione per diverse ragioni. Una di queste è attenta a mostrare un nesso particolare che fa emergere il nostro tema. In tutti questi episodi sono coinvolti dei gruppi, non singole persone. Vediamo scribi e farisei, discepoli del Battista, discepoli di Gesù, famigliari di Gesù. Tutti questi gruppi hanno creato delle dinamiche che li rendono chiusi o ostili, per vari motivi, al messaggio di Gesù, all’accoglienza della sua identità. L’arrivo sulla scena di Gesù li sconvolge, perché la sua presenza e il suo insegnamento contrastano con le loro dinamiche, presupposti e pregiudizi. Bisogna abbattere la chiusura mentale dei gruppi perché possano aprirsi al Vangelo. Questo tipo di conflitto riguarda persino i famigliari di Gesù, sua madre e i suoi fratelli. Mentre Gesù e in una casa a Cafarnao, dice Marco (3,20-35), la gente vien a cercarlo, ma gli scribi, venuti da Gerusalemme, ostili a lui, lo accusano di operare con l’aiuto di Beelzebub, principe dei demoni. Sua madre e i suoi fratelli lo vogliono riportare a casa perché pensano che egli sia “fuori di se” (exeste). Avvertito da alcuni che i suoi sono fuori (exo) e lo cercano (3,31), Gesù dichiara che la sua vera famiglia è la comunità dei discepoli, costituita da chi ascolta Dio e fa la sua volontà. Chi pensa che Gesù sia fuori di sé, resta fuori.

Paolo Mirabelli

08 giugno 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).