Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

L’altro ieri, domenica 3 giugno 2018, l’arcivescovo di Brindisi e Ostuni, Domenico Caliandro, è caduto da cavallo durante la processione del Corpus Domini. Il vescovo è scivolato dalla sella mentre stava per scendere dal cavallo bianco ornato sul quale cavalcava, sotto il baldacchino portato da quattro volontari dell’ordine di Malta, mentre la gente lo seguiva in processione. La caduta gli ha provocato la rottura delle costole. L’ambulanza lo ha soccorso immediatamente e lo ha trasportato in ospedale, dove è stato ricoverato nel reparto di traumatologia. Ora è sotto monitoraggio continuo dei medici, assistiti da specialisti. Il filmato della caduta del vescovo è su internet.


A lui va il mio augurio di una pronta guarigione. Detto questo, entriamo ora in tema. Non è il fatto di cronaca in sé che mi interessa, ma l’aspetto teologico. Vorrei fare tre brevi considerazioni: la prima (più ampia) sulla festa e la teologia del Corpus Domini; la seconda sulla processione e più in generale sulle tradizioni medievali della chiesa; la terza sulla necessità e l’auspicio di un ritorno a una fede vera e semplice, secondo il Vangelo.


La festa del Corpus Domini (corpo del Signore), detta anche festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, fu istituita da papa Urbano IV nel 1264 con la bolla Transiturus, per impulso della “beata” Giuliana di Monte Cornillon. Da allora la solennità diventa “dottrina di fede cattolica” e si carica di significato, fino a diventare “il cuore vivente della nostra chiesa” (ovvero, della Chiesa Cattolica), secondo la ben nota affermazione di Paolo VI, fatta dopo il Concilio Vaticano II. La festa non ha basi bibliche, anche se si dice che la solennità rievochi l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. Non si capisce in che modo. Occorre veramente una notevole fantasia esegetica. Le ragioni vere si trovano nella teologia sacramentale che il cattolicesimo ha dell’eucarestia: dopo la consacrazione del sacerdote, il pane e il vino diventano realmente corpo e sangue di Cristo. La presenza di Cristo nel pane e nel vino non si limita alla sola celebrazione della messa, ma perdura anche dopo nelle ostie consacrate. Da qui l’adorazione delle ostie consacrate conservate nel tabernacolo. Da qui l’istituzione della festa del Corpus Domini. Da qui tutte quelle pratiche e manifestazioni popolari che si vedono ancora oggi nel cattolicesimo. Che dire? Già Lutero, nel XVI secolo, aveva intuito che la messa era stata trasformata da ricordo in sacrificio: “Cristo non ha voluto essere offerto di nuovo, da nessuno, ma ha voluto che il suo sacrifico fosse ricordato. E da dove viene l’audacia di trasformare quel ricordo in sacrificio?”. Egli conclude che non è certo da una istituzione divina che proviene tutto ciò, bensì dalla follia che nasce dal cervello umano. Ma lasciamo Lutero e veniamo al Nuovo Testamento per ricordare soltanto alcuni dati. Cristo afferma di essere presente dovunque due o tre sono riuniti nel suo nome, quando la chiesa è congregata: non c’è nessuna indicazione di una presenza nell’ostia consacrata. Nelle parole di Gesù dell’istituzione, “pane” è un maschile, mentre “questo” è un neutro: “questo è il mio corpo”. Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, chiama “pane” e “calice” gli elementi anche dopo le parole dell’istituzione; non dice: questi sono ora il corpo e il sangue di Cristo (11,26-27).


La svolta costantiniana ha prodotto anche una svolta teologica. Dopo i primi secoli, la riflessione teologica ha cercato nella filosofia pagana un principio ermeneutico per comprendere le verità di fede. Il neoplatonismo ha svolto un ruolo predominante nella teologia. Idee e credenze pagane entrarono nel cristianesimo e ne inquinarono l’insegnamento dottrinale e l’ethos. Ad esempio, il decreto imperiale che riconosceva le sinagoghe come “luoghi sacri” perché luoghi di “preghiera e di sacrificio”, ha contribuito a far nascere l’idea che nelle chiese si celebrasse il “sacrificio” di Cristo compiuto sulla croce e ripetuto durante la messa. Va ricordato che verso la fine del IV e inizi del V secolo molte sinagoghe furono tolte agli ebrei e divennero “chiese cristiane”. La sintesi di elementi cristiani, elementi della tradizione ebraica ed elementi pagani ha portato alla nascita di un sistema religioso con credi e tradizioni che poco hanno a che fare con l’insegnamento evangelico.


Quando la fede viene soverchiata e appesantita da tradizioni umane e pratiche religiose, il credente sincero che si confronta con la Scrittura sente il bisogno di un ritorno alla semplicità del Vangelo. Sono in molti nel cattolicesimo in ansia per un rinnovamento della chiesa, per un ritorno a una fede e una chiesa libera da tante tradizioni medievali, come quella di vescovi a cavallo, oggi fuori luogo.

Paolo Mirabelli

05 giugno 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).