Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

L’anno di remissione è un’istituzioni dell’Antico Testamento dalla quale le nostre moderne società dovrebbero attingere per sapere come affrontare la questione del debito pubblico, che soffoca paesi poveri,  e il dramma della povertà di tante persone indebitate fino al collo che non sanno più come uscirne fuori. In un mondo dove pochi diventano sempre più ricche e molti si impoveriscono e si indebitano, la restituzione di quanto dovuto non può essere l’unico criterio per risolvere il dramma della povertà e per pareggiare i conti. Nessuno può dare ciò che non ha. Perciò bisogna studiare nuove strategie economiche e percorrere vie che portino a una ridistribuzione più equa dei beni e delle risorse. E l’anno di remissione del debito ha molte cose da insegnarci. Gesù, parlando del perdono, racconta la parabola di due debitori, ai quali il loro signore condona il debito, non avendo essi di che pagare (Matteo 18,23-35). Appartiene al carattere di Dio condonare il debito, anziché esigere quanto è dovuto. Il cristiano non può non tenerne conto. Nel discorso programmatico, Gesù, commentando il brano di Isaia, parla dell’anno di grazia nel quale i prigionieri sono liberati e gli oppressi rimessi in libertà (Luca 4,16-21).  Il vocabolo aphesis è usato nel Nuovo Testamento per dire la liberazione dei peccati, che ha nell’anno di remissione un precedente ermeneutico, una illustrazione. La Bibbia mostra che il proposito, l’ideale di Dio è che i debiti (economici) siano rimessi e i peccati (le colpe) perdonati. In fondo si tratta della stessa ermeneutica evangelica che non sopporta i debiti e non tollera i peccati. Il cristiano è interpellato da questo agire di Dio, che perdona i peccati e rimettere i debiti. Non si tratta di condoni come quelli ai quali siamo abituati, che premiano i furbi, i fannulloni, gli irresponsabili; si tratta piuttosto di scoprire le potenzialità che ha questa antica istituzione nella vita degli uomini. Articoliamo il testo del Deuteronomio in due parti: remissione dei debiti (15,1-11); liberazione degli schiavi (15,12-18).


Remissione dei debiti (15,1-11). Il bisogno di libertà è insito nell’uomo, a tal punto da ricercarla anche con le rivoluzioni. Il Signore dà a Israele una libertà nello spazio, la terra promessa, e nel tempo, l’anno di remissione (e il giubileo, entrambi modellati sul sabato). Gesù è la nostra libertà dal peccato. Il libro dell’Esodo (23,10-11) e quello del Levitico (25,1-7) riferiscono già dell’anno sabbatico, ma soltanto il Deuteronomio parla della cancellazione dei debiti, passando dalla sfera agricola a quella economica. È un anno di remissione in onore del Signore, che trova la motivazione teologica nella liberazione dalla schiavitù egiziana (15,15), come il sabato. Intende tutelare i poveri (chiamati: prossimo, fratello) e i più deboli, chi ha contratto debito non per negligenza, ma per cause naturali o malattie. La terra promessa è un dono di Dio concesso a tutto Israele; nessuno né può vantare diritto eterno; tutti devono goderne ugualmente. Perciò questa istituzione, come il giubileo, intende stabilire un principio di giustizia e di misericordia e richiamare la dimensione del dono. Il diritto di remissione non vale per lo straniero (15,3), poiché egli non vive secondo le regole di Dio e non lascia la terra incolta nel settimo anno. L’ebreo, che rimette il debito al fratello e lascia la terra incolta nel settimo anno, vive della promessa di Dio, che lo benedirà e non gli farà mancare il pane quotidiano. La benedizione di Dio non si basa su strategie finanziarie o su tecniche agricole. La predicazione profetica successiva lascia intendere che Israele spesso sia venuto meno a questo modello di un’esistenza vissuta secondo la volontà di Dio. Il brano, infine, offre un paradigma sulla povertà: l’ideale, la possibilità, la realtà. Dio non vuole che ci siano poveri (15,4). La realtà umana ci dice che i poveri purtroppo ci saranno sempre sulla terra (15,7.11). Gesù sesso lo afferma durante il convito di Betania (Marco 14,7). C’è poi il linguaggio del corpo: mano, cuore, occhio. Questo ci dice che nel rapporto con il povero sono coinvolti l’atteggiamento e le azioni.


Liberazione degli schiavi (15,12-18). La remissione in libertà riguarda anche gli schiavi. Sei anni di lavoro sono sufficienti per estinguere qualunque debito. Dopo tale periodo, lo schiavo non deve essere rimandato a mani vuote, poiché così non sarebbe nelle condizioni di vivere dignitosamente e rischierebbe di perdere nuovamente la libertà, ma “lo fornirai generosamente” di ogni dono e bene necessario. Una tale istituzione e attenzione verso la persona si trova soltanto nella legge di Dio. Israele sa bene che cosa sia la schiavitù e che cosa sia la libertà. La schiavitù viene dall’Egitto, la libertà è un dono di Dio.

Paolo Mirabelli

23 maggio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).