Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Giacobbe fugge dall’ira di suo fratello Esaù, dopo l’episodio della primogenitura. Fugge dalle sue paure e da un futuro ormai incerto. Fugge da una vita che lo spaventa e va alla ricerca del nuovo, verso una situazione più tranquilla. Si avvia verso la Mesopotamia, da dove proviene Abramo. Solo che a differenza di suo nonno, egli fa il viaggio inverso, come se tutto ritornasse indietro per poi ricominciare di nuovo. Parte da Beer-Sceba e va verso Caran. Giunge in un certo luogo e vi passa la notte: prende una pietra come capezzale e si corica. Durante la notte fa un sogno: una scala collega la terra al cielo. In cima alla scala c’è il Signore, il Dio di Abramo e di Isacco, che gli parla. La terra sulla quale egli è coricato Dio la darà a lui e alla sua discendenza. La mattina Giacobbe si sveglia dal sonno e dice: “Il Signore era in questo luogo e io non lo sapevo” (Genesi 28,16).


Si dice che viviamo in tempi post-moderni e post-ideologici. Categorie queste che significano tutto e niente. Ogni società si considera moderna nel suo tempo. Nessuno dice mai: noi siamo il vecchio. Di una cosa siamo certi: indietro non si torna. Il tempo scorre inesorabilmente e nessuno riesce a fermarlo. La fine delle ideologie che hanno segnato in novecento è ormai un dato di fatto, ma chi ci assicura che anche le “nuove proposte” non siano ideologiche, vecchie? La tecnologia ci permette di essere super informati e di accumulare dati e accrescere la conoscenza. Ma che ce ne facciamo di così tanta scienza e conoscenza, se non abbiamo più una finalità, uno scopo? A che serve fare solo analisi senza sintesi? Si dice pure che viviamo in tempi post-religiosi. Non mi pare. Se c’è una cosa che oggi è tornata in maniera preponderante  è proprio la religione. In nome della religione si stanno consumando tante tragedie e si elevano nuovi confini e barriere. Sono invece d’accordo nel dire che religione non è sinonimo di fede, vera e autentica. E se il cristianesimo è inteso come una religione, allora è vero che viviamo anche in tempi post-cristiani. Sono tante le persone in mezzo a noi che seguono il profano, l’occulto, l’esoterismo, il movimento New Age, l’oroscopo, la magia, l’olistica, le nuove forme di idolatria. È cresciuto l’interesse per i vangeli apocrifi e quelli esoterici. La gente è stanca delle cose che non cambiano mai, come accade in politica. C’è una coscienza che sente il bisogno di rompere con il vecchio per aprirsi alla novità e al cambiamento, al nuovo che sa dare risposte ai bisogni, ai problemi e alle crisi esistenziali dell’uomo. Credo che tutto ciò sia un tempo opportuno, inteso come kairos, per l’annuncio dell’Evangelo, perché la fede in Dio e la riscoperta della sua Parola possano tornare a dare ciò di cui l’uomo ha veramente bisogno.


Ma a che cosa noi cristiani siamo sollecitati oggi? Come possiamo aiutare chi e in fuga? Come possiamo rispondere alla ricerca e bisogno di novità che nasce nel profondo dell’uomo? Gesù nei vangeli parla di “vino nuovo”  e di “vino vecchio”. Egli per primo ha parlato di rottura con il vecchio: il sistema delle tradizioni ebraiche che imprigionava l’uomo. E nel suo insegnamento, nel discorso della montagna, si spinge anche oltre quando afferma: “Avete udito che fu detto, ma io vi dico”. Nelle sue parole c’è una novità rispetto a qualunque vecchio sistema e insegnamento. Gesù stesso e il Vangelo sono la novità. Purtroppo non sempre c’è sintonia tra il fare e l’insegnamento delle chiese e il fare e l’insegnamento di Gesù e dell’Evangelo. A differenza di Gesù che incontra l’uomo, l’individuo, nella sua specificità e vissuto quotidiano, le chiese parlano delle persone come se fossero categorie: poveri, malati, disoccupati, stranieri. Bisogna invece imparare a parlare alle persone. Sta crescendo molto la letteratura di autoaiuto in vendita nelle librerie: come fare da soli per difendersi, per riuscire, per non essere sopraffatti. C’è poi la letteratura aggressiva su come guarire o come diventare ricco. In essa si dice: “Tutto dipende da te, dalle tue forze e capacità che riesci a sviluppare”. Noi cristiani invece siamo chiamati ad annunciare la parola della grazia, per far comprendere che la cosa migliore della vita è quella che ci proviene dal dono di Dio. Dobbiamo aiutare le persone a superare il tratto antisacrale del nostro tempo, sollecitandole a porsi alla sequela di Gesù. Saranno sorprese dal dono di Dio, di cui pensavano di non averne bisogno. Il presente tornerà così a essere un presente, che in italiano significa dono. Dobbiamo aiutare le persone a incontrare il Signore e salvatore, Gesù Cristo, per scoprire la novità di Dio. Quando l’uomo incontra il Gesù che sorprende e meraviglia, con il suo amore incondizionato e il suo sacrificio, sentirà di dire come Giacobbe: “Il Signore era in questo luogo e io non lo sapevo”.

Paolo Mirabelli

15 maggio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).