Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

La parabola: I ragazzi capricciosi (Matteo 11,16-19; Luca 7,31-35 ). Piccolo racconto spesso trascurato nello studio delle parabole. La scena non è immaginaria: i ragazzi, come si sa, amano spesso scimmiottare le azioni dei grandi e non vi sono momenti più importanti delle nozze o dei funerali, cerimonie alle quali essi più volte possono assistere. Ma perché un gioco riesca ci vuole l’accordo di tutti i partecipanti. Ora mentre alcuni ragazzi pensano di giocare alle nozze e suonano il flauto perché si danzi (compito prevalentemente degli uomini), gli altri non lo vogliono. Mentre alcune ragazze (era questa un’attività femminile) intonano dei lamenti funebri sul tipo di quelli usati nei funerali dalle donne prezzolate (pagate) per tale scopo (le cosiddette “prefiche”), gli altri non vogliono né partecipare a quelle nenie collettive né piangere. “Abbiamo suonato il flauto e non avete danzato, abbiamo fatto lamenti e non avete pianto” (Luca 7,32) (le traduzioni dei testi biblici sono dell’autore, di Salvoni, pubblicati inseguito nella traduzione del Nuovo Testamento edito dalla Lanterna). Gesù vi vede l’immagine concreta dei suoi contemporanei, di “questa generazione” come scrivono gli evangelisti (Luca 7,31; Matteo11,16), vocabolo che assume qui, come altrove, il senso spregiativo di gente “ribelle” al volere di Dio. Spiriti perennemente critici ed eterni scontenti, non hanno voluto accogliere né Gesù né il Battista pur essendo due persone di carattere diametralmente opposte. All’austero precursore, che digiunava e moltiplicava le sue penitenze, hanno opposto di essere un invasato dal dèmone, al quale si attribuiva tutto ciò che era fuori dell’ordinario. A Gesù che non digiunava, ma partecipava ai pranzi sia con i peccatori sia con i pii farisei, hanno obiettato di essere “un ghiottone e un beone”. Così i farisei non hanno voluto accogliere l’invito che suscitava timore tramite il Battista (funerale) e amore tramite la cordialità misericordiosa di Gesù (nozze). Tuttavia, come indica o mostra il versetto conclusivo, che racchiude il significato voluto dell’esempio addotto da Gesù, i peccatori hanno accolto la sapienza di Dio nelle manifestazioni diverse, tanto del Battista quanto di Gesù. Infatti, come esprime Matteo nel suo versetto conclusivo, per mezzo del Battista e di Gesù era proprio la sapienza di Dio che si manifestava e che fu comprovata dalle loro opere: Giovanni invitò con le parole e il suo modo di vivere al pentimento, a mutare vita e ad avvicinarsi a Dio, dandone un esempio stupendo con la sua stessa morte; Gesù lo provò con i suoi molti miracoli. “In tale modo la sapienza (di Dio) è stata riconosciuta giusta” (Matteo11,19). Matteo con tali parole alludeva ai molti miracoli compiuti da Gesù a Corazin, a Betsaida e a Cafarnao, la cui popolazione però non si convertì, mentre se tali miracoli fossero stati attuati a Tiro e a Sidone vi avrebbero recato frutti di conversione (Matteo 11,20-24). Nel contesto è quindi errato cambiare le “opere” con “figli”, perché si tratta di una lezione derivata da Luca 7,35, dove non si capirebbe poi il cambiamento di “opere” in “figli”, lezione più difficile (e allora anziché considerare “opere”, Matteo, e “figli”, Luca, delle varianti di traduzione dovute magari ad un errore uditivo, come fanno alcuni, è meglio mantenere le due attestazioni indipendenti dei vangeli come risalenti alla predicazione di Gesù). Difatti in Luca al posto di “opere” abbiamo “figli”: “La sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”. Mentre la “generazione” contemporanea a Gesù, incredula e perversa, non ha visto né in Giovanni né in Gesù la manifestazione della sapienza divina e li ha respinti (il Battista fu decapitato e Gesù contrariato, fino a che sarà poi messo a morte). I “figli della sapienza” al contrario hanno scorto tanto nel Battista quanto in Gesù la manifestazione verace della sapienza divina. I farisei e i dottori della legge che non vollero farsi battezzare dal Battista “hanno reso vano il disegno (sapiente) di Dio”. Il popolo e gli agenti delle tasse diedero ragione a Dio facendosi battezzare (Luca7,29s). I primi, che si ritenevano saggi, hanno chiuso gli occhi per non vedere la sapienza di Dio, mentre i secondi, pur essendo disprezzati e mal visti come “gente del volgo” e come “pubblici peccatori”, di fatto hanno percepito la sapienza divina operante nel Battista e in Gesù e vi hanno obbedito. Questi poveri colpevoli, pentitisi umilmente, sono i veri “figli della sapienza”, mentre i primi, orgogliosi della propria saggezza, di fatto sono lontani dalla vera “sapienza che viene dall’alto” (Giacomo 2,13-17).


Valore perenne della parabola. Le parole di Gesù invitano gli uomini di oggi (e la comunità in ascolto) a far proprio l’atteggiamento umile e ubbidiente del popolo semplice e dei peccatori pentiti, anziché perennemente critico dei farisei e dei dottori della legge. Solo chi ha una fede umile e semplice, pronta a ubbidire quando riscontra il volere di Dio nella parola ispirata dei libri sacri, si accosta veramente alla sapienza di Dio. Chi invece è guidato dal desiderio di ragionare con il proprio cervello, non riuscirà mai a percepire la bellezza della sapienza divina. Ai pensieri di Dio opporrà i propri pensieri, dimentico che quelli divini sono infinitamente più eccelsi dei suoi (Isaia 55,7s). Al comando circa il battesimo costoro oppongono l’idea che il battesimo non serva. Alla preghiera oppongono l’azione; al culto l’aiuto dato ai poveri, come se il vero amore disinteressato e altruista non fosse frutto dell’azione dello Spirito. Dimenticano che per dare occorre possedere, e che tale possesso si può ottenere solo con la riflessione interiore (meditare la parola di Dio) e con la preghiera. Dimenticano che l’uomo deve prima riconoscersi peccatore (come i figli della sapienza) e poi donarsi a Dio con l’amore del prossimo.


Nota degli editori. Questa parabola de I ragazzi capricciosi (Matteo 11,16-19; Luca 7,31-35 ) è tratta dal manoscritto di Fausto Salvoni (1907-1982) sulle parabole di Gesù. Paolo Mirabelli ha curato la revisione e ha aggiunto alcune piccole parti mancati nel testo e delle note in parentesi, mentre la trascrizione dei testi è fatta da Cesare Bruno e Roberto Borghini.

Fausto Salvoni

16 aprile 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).